La Commissione Ue fa marcia indietro sull'attacco al Gps dell'aereo di von der Leyen
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Redazione Esteri
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La Commissione europea ha completamente ribaltato la sua posizione riguardo ai presunti attacchi russi al sistema di navigazione dell'aereo che trasportava la presidente Ursula von der Leyen, costretto a un atterraggio di emergenza in Bulgaria lo scorso 1° settembre. Se inizialmente, senza mezzi termini, si parlò di una "palese interferenza della Russia", oggi la versione ufficiale, come emerso dalle indagini tecniche, è diametralmente opposta: non solo non ci sarebbero prove di un attacco, ma si sostiene che nessuno avrebbe mai direttamente accusato Mosca.
A confermare la nuova linea, che suona come una palese smentita delle dichiarazioni iniziali, sono state le parole del primo ministro bulgaro, Rosen Zhelyazkov, il quale, rispondendo a un'interrogazione parlamentare, ha affermato che l'analisi dei registri di volo non ha riscontrato alcuna indicazione di preoccupazione da parte del pilota. "Per cinque minuti l'aereo è rimasto sospeso nell'area di attesa, con la qualità del segnale sempre buona", ha specificato Zhelyazkov, aggiungendo che non è necessario aprire un'indagine poiché episodi del genere, pur essendo conseguenze secondarie dei conflitti in corso, non costituiscono minacce ibride o informatiche.
Questa ricostruzione, che ridimensiona notevolmente l'allarme iniziale, contrasta con quanto riportato nelle comunicazioni audio tra il pilota e la torre di controllo, nelle quali si sente chiaramente l'aviatore segnalare di "avere problemi al Gps" prima di procedere, comunque, a quello che è stato definito un "atterraggio sicuro e affidabile" con l'ausilio delle mappe cartacee. Quel giorno, il Falcon 900 della presidente era l'unico jet privato ad atterrare a Plovdiv, nel sud del paese.




