L'addio di Verona a Osvaldo Bagnoli: campioni e tifosi per l'ultimo saluto al mister dello scudetto
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Redazione Sport
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La città di Verona si è fermata per tributare l'ultimo, commosso saluto a Osvaldo Bagnoli, il tecnico che nel 1985 scrisse la pagina più gloriosa della storia gialloblù portando lo scudetto in una piazza che fino ad allora poteva solo sognarlo.
Nella Basilica di San Zeno, gremita in ogni ordine di posto con quasi duemila persone presenti tra l'interno e il sagrato, si sono svolti i funerali del Mister, scomparso venerdì all'età di 91 anni; il feretro, accolto da una folla silenziosa e rispettosa già dalle ore quattordici, è stato accompagnato da un fiume di tifosi che hanno voluto rendere omaggio a colui che è diventato un simbolo eterno della loro fede calcistica.
Il sindaco Damiano Tommasi ha proclamato il lutto cittadino, disponendo le bandiere a mezz'asta in segno di rispetto per una figura che ha segnato indelebilmente l'anima di questa comunità.
L'abbraccio dei campioni dell'85
Il cuore della cerimonia è stato segnato dalla presenza commovente di molti degli artefici di quella cavalcata trionfale; gli occhi lucidi dei giocatori di allora raccontavano meglio di qualsiasi discorso il legame profondo che li univa al loro allenatore. Pierino Fanna, uno dei calciatori più rappresentativi di quella formazione, ha consegnato ai presenti un'immagine che sintetizza perfettamente la personalità dell'uomo: "Poche parole, se non nessuna. lui amava i fatti", ha dichiarato Fanna, sottolineando la sobrietà e l'autenticità di un carattere che non cercava mai i riflettori ma che sapeva farsi seguire ciecamente dai suoi ragazzi.
Un applauso fragoroso ha accolto l'arrivo di Preben Elkjaer, il danese volante che con le sue giocate aveva incantato l'Italia intera; il bomber nordico, circondato da una marea di tifosi con qualcosa di gialloblù addosso, ha voluto ricordare il suo vecchio maestro con un pensiero che univa la gratitudine a una riflessione serena sulla vita compiuta: "Mi ha insegnato in un attimo cosa fosse il calcio della Serie A. Gli diciamo addio a 91 anni e, mentre lo dico, mi convinco che abbia avuto davvero una bellissima vita".
Il popolo gialloblù e le dediche in piazza
Anche la piazza antistante la basilica, dove il feretro ha sostato prima della funzione, si è trasformata in un ideale palcoscenico di affetto popolare; sulla facciata della chiesa campeggiava già dalla mattina uno striscione che racchiudeva il senso profondo dell'eredità lasciata da Bagnoli: "Vincere e insegnare uno stile: grazie Osvaldo, signore del calcio!".
Questa scritta, insieme a una bandiera gialloblù sventolante da una casa con vista sulla basilica con la semplice didascalia "Grazie Osvaldo", ha accompagnato le ore di attesa e di preghiera di un'intera città che ha voluto salutare il proprio eroe a modo suo, con gli striscioni e le lacrime di chi si sente orfano di un punto di riferimento. In molti, tra gli oltre duemila presenti, hanno voluto lasciare un messaggio o un oggetto in ricordo, trasformando la piazza in un luogo di memoria collettiva dove il calcio si è mescolato alla vita.
La figura del "Mister Schopenhauer"
Osvaldo Bagnoli era considerato da molti il "Mister Schopenhauer del calcio", un appellativo che ne evocava l'approccio filosofico e riflessivo alla professione, lontano dal chiasso e dalla superficialità che spesso avvolgono il mondo del pallone. La sua impresa resta unica nel panorama calcistico italiano: portare il Verona, una realtà provinciale, a vincere lo scudetto in un'epoca dominata dalle grandi squadre come Juventus, Inter e Milan.
I suoi giocatori e i tifosi hanno celebrato un uomo sobrio e autentico, simbolo di un sogno indimenticabile; sulla bara di legno chiaro, a testimonianza di questo legame eterno, spiccava una sciarpa bianca, gialla e blu con la scritta "Verona campione", a ricordare che quel titolo, conquistato sul campo, è rimasto per sempre inciso nel cuore di una città intera che oggi lo saluta con l'affetto e il rispetto che si riservano solo alle grandi persone.




