Napoli, l’incubo di Montesanto: raid in pieno giorno con il mitra, la quinta “stesa” in una settimana
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Redazione Interno
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La scia di sangue che da giorni imbratta i vicoli del centro storico di Napoli ha raggiunto l’apice della follia ieri sera, poco dopo le diciannove, quando un commando ha seminato il terrore a Montesanto. La piazzetta antistante la stazione della Cumana, ancora gremita di passanti e turisti nonostante il caldo soffocante, è stata trasformata in un set cinematografico del peggiore dei film, con un uomo incappucciato che impugnava un mitra, un’immagine che rimanda a scenari di guerra più che a una città che vive di turismo e cultura.
Questo ennesimo episodio, documentato da video amatoriali prontamente diffusi sul web e in particolare su TikTok, non è che il tassello più inquietante di una settimana di fuoco che ha visto susseguirsi cinque sparatorie nel giro di pochi giorni. Il numero di "stese" è ormai un dato che fotografa una situazione fuori controllo, dove i proiettili vengono esplosi con una disinvoltura che lascia senza fiato, per di più in una delle zone simbolo della movida cittadina.
Il raid in piazzetta Montesanto
La dinamica della sparatoria di ieri restituisce l’esatta dimensione della sfida lanciata dalle bande rivali: un commando, composto da almeno due persone, si è avvicinato alla folla, e mentre il conducente dello scooter faceva da apripista, il passeggero ha estratto un revolver e ha fatto fuoco a ripetizione.
Quello che ha reso l’episodio ancora più agghiacciante è stata la comparsa di un secondo uomo, completamente vestito di nero e con il volto coperto da un cappuccio, che si aggirava minaccioso brandendo quella che è stata identificata come un’arma lunga – un mitra AK-47 – poi ritrovata dalla polizia sotto una macchina nelle ore successive. Le immagini, che ritraggono il giovane armato mentre si muove tra i palazzi e i negozi aperti, hanno fatto rapidamente il giro del web, scatenando un’ondata di incredulità e paura.
I testimoni hanno raccontato di scene di panico assoluto: la gente si è riversata in massa all’interno della stazione Cumana, i cui cancelli sono stati aperti in fretta per permettere alla folla di mettersi in salvo, mentre altri, impossibilitati a fuggire, si sono gettati a terra, temendo che da un momento all’altro potesse scoppiare una sparatoria. La scelta di agire in un orario di grande afflusso, alla luce del sole, rappresenta di per sé un messaggio inequivocabile, una dimostrazione di forza che non lascia spazio a interpretazioni.
Cinque stese in sei giorni
L’episodio di Montesanto rappresenta l’apice di un’escalation che ha tenuto banco per tutta la settimana, costringendo gli inquirenti a fare i conti con una recrudescenza della violenza che sembrava essersi attenuata. A partire da mercoledì e venerdì scorsi, i Quartieri Spagnoli sono stati teatro di tre distinti attacchi, con colpi di arma da fuoco esplosi in via San Carlo alle Mortelle, via Mancini Oliva e via Trinità degli Spagnoli, per un totale di bossoli che vanno dai quattro calibro 9 della prima notte ai dieci calibro 7.65 dell’ultimo raid.
A questi si è aggiunto un ulteriore episodio nella notte tra sabato e domenica in via Portamedina, a due passi dalla Pignasecca, dove sono stati rinvenuti cinque bossoli, portando così il conto delle stese a cinque in una settimana. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e dai carabinieri, sono tutte concentrate su una pista ben precisa: quella della guerra tra giovani paranze, composte da ragazzini con la smania di farsi un nome e di scalare le gerarchie criminali, che si contendono il controllo delle piazze di spaccio del centro storico.
Secondo gli investigatori, lo scontro in atto vedrebbe contrapposti i gruppi del Pallonetto di Santa Lucia e quelli dei Quartieri Spagnoli, una faida che rischia di attirare l’attenzione anche dei grandi cartelli camorristici.
L’allarme del procuratore generale
La gravità della situazione ha spinto il procuratore generale Aldo Policastro a lanciare un allarme senza mezzi termini, definendo la situazione "allarmante per tutta la città" e sottolineando come la criminalità organizzata non sia affatto morente, ma anzi sia "violenta e sfrontata". Le sue parole, pronunciate in un contesto di crescente tensione, sembrano voler squarciare un velo di ipocrisia, mettendo in guardia dai "tanti messaggi rassicuranti" che rischiano di minare la fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di reagire.
Il procuratore ha inoltre evidenziato il fenomeno, sempre più preoccupante, della criminalità giovanile, che si nutre di una pericolosa osmosi con la criminalità organizzata: i minorenni vengono infatti utilizzati come manodopera a basso costo e sono allo stesso tempo spinti dalla brama di ascendere i vertici della piramide malavitosa, contribuendo ad alimentare una spirale di violenza che sembra non avere fine.
La sua riflessione, che sottolinea come la magistratura e le forze dell’ordine da sole non bastino, chiama in causa l’intero sistema delle istituzioni, dalla scuola alla chiesa, al terzo settore, per un impegno corale e di lungo periodo.




