Il volo dal quinto piano, la crisi silenziosa e i corpi sulla rampa del garage: la dinamica dell’omicidio-suicidio a Bisceglie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Abitavano a dieci metri di distanza, forse anche meno, quei dieci metri che separano un appartamento dall’altro nello stesso condominio di via Vittorio Veneto 106 B, a Bisceglie. Eppure, come ha raccontato un vicino ai militari intervenuti sulla scena, nessuno può davvero dire cosa accada oltre la soglia di una casa. «Sembravano tranquilli», ha detto l’uomo, riassumendo in poche parole il senso di straniamento che lascia una tragedia annunciata solo col senno di poi. I corpi senza vita di Patrizia Lamanuzzi, 54 anni, e di Luigi Gentile, 61, sono stati trovati all’alba di oggi sulla rampa d’accesso ai garage dello stabile: lei riversa sull’asfalto, lui a pochi passi di distanza, in una posa che lasciava intendere la brutalità della caduta, avvenuta dal quinto piano di una palazzina che non ha nulla di diverso dalle altre del quartiere.

Secondo la ricostruzione fornita dai carabinieri, che indagano per omicidio-suicidio, l’uomo avrebbe prima spinto la moglie nel vuoto e poi si sarebbe lanciato a sua volta, in un gesto che la dinamica dei fatti e i rilievi scientifici sul posto stanno cercando di ricostruire con esattezza. A fornire un tassello fondamentale alle indagini è stata una vicina di casa, la quale ha riferito agli inquirenti di aver udito la donna urlare chiedendo aiuto, forse nel tentativo estremo di aggrapparsi a qualcosa prima di essere sopraffatta. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che alla base dell’episodio ci sia la separazione in corso tra i due coniugi: un passaggio giudiziario e umano che, nelle statistiche ma anche nella cronaca di questi anni, rappresenta purtroppo un fattore scatenante ricorrente per episodi di violenza estrema.

Un matrimonio di 25 anni, due figli lontani e la lite conclusa nel vuoto

Lui, 61 anni, lei 54, uniti in matrimonio da più di un quarto di secolo: una vita insieme, due figli ormai adulti (uno dei quali residente in Svizzera, l’altro a Trani) e una decisione, presa qualche mese fa, di interrompere la convivenza. Non abitavano più sotto lo stesso tetto da almeno due mesi, una fase di stallo che spesso anticipa le pratiche di separazione legale, ma che evidentemente non ha impedito il precipitare degli eventi in una delle mattine del 15 aprile. La finestra o il balcone – i rilievi chiariranno il punto esatto da cui sono precipitati – si trova a un’altezza di circa tre pieni voli d’uomo, sufficiente per non lasciare scampo a chi cade.

I carabinieri hanno escluso al momento altre piste, concentrando le verifiche sulla ricostruzione dell’ultima lite: la testimonianza della vicina che ha sentito le urla è stata acquisita, mentre si attendono i risultati degli accertamenti tecnici irripetibili sulla scena del crimine. Non ci sono segni di effrazione nell’appartamento, né indizi che lascino pensare a un coinvolgimento di terzi. Tutto converge verso l’ipotesi del femminicidio consumato nel momento di massima tensione, seguito dal suicidio dell’aggressore. Una dinamica, questa, che trasforma la coppia in numeri di una strage familiare silenziosa, consumata lontano da occhi indiscreti, fino al tonfo sordo dei corpi sul cemento del garage.

L’indagine dei carabinieri tra testimonianze e rilievi scientifici

Sul posto sono intervenuti i militari della compagnia di Bisceglie, che hanno subito isolato l’area per permettere ai colleghi del Ris di effettuare i rilievi del caso. La scena, come si può immaginare, si presentava complessa: i due corpi giacevano a pochi metri l’uno dall’altro, un dettaglio che supporta l’ipotesi di un doppio lancio ravvicinato nel tempo. La procura della Repubblica di Trani, competente per il territorio, ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e suicidio, anche se formalmente, con la morte dell’indagato, il procedimento penale si chiuderà con ogni probabilità con un’archiviazione. Tuttavia, l’interesse degli inquirenti è ora capire se ci siano stati segnali premonitori ignorati, o se la donna avesse mai denunciato maltrattamenti in passato. Per ora, non risultano denunce o interventi delle forze dell’ordine precedenti nella loro abitazione.

La breve distanza tra l’abitazione della coppia e quella del vicino – appena dieci metri – restituisce l’idea di come la violenza abiti spesso spazi fisicamente vicini ma socialmente impermeabili. «Chi può dire che succede in una casa?», sembra chiedersi retoricamente il testimone, mentre i carabinieri setacciano il passato recente della famiglia. La separazione, come spesso accade in questi casi, agisce da detonatore: un passaggio critico che trasforma un conflitto latente in una trappola mortale, soprattutto quando a maneggiare la frustrazione è un uomo che non accetta la perdita del controllo sulla compagna. E così, quella che doveva essere una normale procedura di divorzio si è trasformata in una duplice tragedia.

Femminicidio e separazione: la scia di sangue del 2026

Il caso di Bisceglie si inserisce in un quadro purtroppo noto alle cronache italiane, quello degli omicidi consumati durante o immediatamente dopo la fine di una relazione. Luigi Gentile, stando alla ricostruzione, ha aspettato forse che la moglie tornasse a casa per un chiarimento, o forse l’ha sorpresa in quella che era ancora la loro residenza ufficiale. La lite è degenerata in pochi minuti: la spinta, il volo, e poi lo stesso baratro per lui. Un gesto estremo che non ha lasciato scampo a nessuno dei due, condannando i figli a un dolore doppio, quello della perdita improvvisa di entrambi i genitori nello stesso luogo e nella stessa circostanza.

Le indagini dovranno ora stabilire con precisione l’ora del decesso e la dinamica esatta della caduta: se la donna sia stata effettivamente spinta o se ci sia stata una colluttazione sul balcone. Le fonti investigative parlano comunque di un quadro chiaro, quasi scolastico nella sua terribile semplicità. L’uomo ha agito da solo, senza premeditazione apparente, se non quella dettata dalla rabbia del momento. Il risultato è una scena di ordinaria follia, di quelle che lasciano sgomenti i vicini, che ripetono agli operatori dell’emergenza di non aver mai visto niente di strano. Mai un litigio sulle scale, mai una richiesta d’aiuto. Solo il silenzio, rotto all’alba dal tonfo dei due corpi sulla rampa del garage, uno accanto all’altro, come se nemmeno la morte fosse riuscita a separarli.

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