Assunzioni alla Fondazione Milano Cortina 2026, la procura chiede l’archiviazione
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Redazione Interno
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Le luci della ribalta internazionale sui Giochi Olimpici e Paralimpici invernali del 2026, i cui riflettori si accenderanno tra poco meno di due anni, hanno per un attimo lasciato il posto alle ombre di un’inchiesta giudiziaria che ha esaminato da vicino il reclutamento del personale. La Procura di Milano, dopo aver analizzato un elenco di 35 assunzioni effettuate dalla Fondazione Milano Cortina 2026, redatto dalla Guardia di Finanza, ha infatti depositato un’istanza di archiviazione per quel filone dell’indagine che verteva sui profili, ritenuti possibilmente critici, di alcune di quelle assunzioni. Tra i nominativi sottoposti a scrutinio, come emerso dalle carte istruttorie, comparivano infatti figure legate a personalità di spicco della scena politica e istituzionale nazionale, suscitando perplessità e interrogativi sulla trasparenza dei processi selettivi in un organismo che gestisce fondi pubblici e un evento di portata mondiale.
I nomi e i legami al centro delle indagini
Le perizie investigative hanno messo in evidenza, tra gli altri, il caso di Lorenzo Cochis, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, e quello di una nipote dell’ex presidente del Consiglio Mario Draghi, oltre a quello di Antonio Marano, già manager di Rai. Si trattava, nel complesso, di persone inserite in un contesto lavorativo di grande prestigio e responsabilità, la cui selezione è però apparsa agli inquirenti come potenzialmente influenzata da logiche di natura diversa da quelle meramente professionali. La stessa ricostruzione degli eventi, basata su una serie di testimonianze, tra cui quella dell’ex amministratore delegato della Fondazione, sembrava dipingere un clima in cui le pressioni e le raccomandazioni costituivano una pratica diffusa, sebbene non sempre di facile demarcazione giuridica.
La richiesta di archiviazione e il quadro normativo
La decisione dei pubblici ministeri di chiedere al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del procedimento non equivale, tuttavia, a un’assoluzione di merito sulle condotte osservate. Le motivazioni che sorreggono l’istanza, che è stata anche trasmessa alla Corte dei Conti per una valutazione autonoma su eventuali danni erariali, si fondano su una questione di diritto sostanziale. Gli atti, infatti, pur riconoscendo l’esistenza di quelli che sono stati definiti “malsani fenomeni di nepotismo”, evidenziano come le fattispecie contestate non integrino più, dopo le modifiche legislative intervenute, il reato di abuso d’ufficio. Questo vuoto normativo, secondo l’interpretazione della procura, renderebbe quindi non perseguibili penalmente le condotte individuate, nonostante le loro implicazioni sul piano etico e della corretta amministrazione.
Il contesto più ampio dell’inchiesta
Il fascicolo sulle assunzioni, che era nato come uno stralcio rispetto al nucleo principale di un’inchiesta per corruzione e appalti truccati nell’ambito dell’organizzazione olimpica, si chiude dunque con questa richiesta. Rimangono aperti gli altri capitoli dell’indagine, che continuano a esaminare aspetti diversi e potenzialmente più gravi della gestione dei contratti e degli affidamenti per i grandi eventi del 2026. La vicenda delle assunzioni, per come si è sviluppata, lascia comunque una traccia significativa, offrendo uno spaccato di quelle che possono essere le criticità nella gestione della cosa pubblica quando essa si intreccia con eventi di grande magnitudine, nei quali gli interessi in gioco sono molteplici e le tentazioni di deviare da criteri di imparzialità possono diventare più forti.




