Crisi Beko, chiusura degli stabilimenti italiani
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Redazione Economia
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La recente decisione di Beko Europe di riconsiderare la propria presenza nel settore del lavaggio e della refrigerazione, al fine di evitare ulteriori perdite, ha scatenato una serie di reazioni a catena. Il sindaco di Biandronno, Massimo Porotti, ha annunciato misure di sostegno per i lavoratori coinvolti, sottolineando l'importanza della situazione relativa allo stabilimento di Cassinetta. In una nota, Porotti ha espresso la sua preoccupazione per il futuro dello stabilimento, evidenziando come la questione sia al centro dell'attenzione delle autorità locali.
L'ex sindaco di Comerio, tuttavia, ha espresso un'opinione più pessimistica, affermando che ormai è troppo tardi per intervenire. La crisi di Beko, che ha iniziato a manifestarsi con l'acquisizione di Whirlpool da parte della nuova proprietà, Arçelik-Beko Europe, ha portato alla chiusura di diverse fabbriche in Europa. In Italia, gli stabilimenti di Siena, Comunanza e Cassinetta di Biandronno sono stati particolarmente colpiti, con il sindacato Cobas che ha giudicato la decisione dell'azienda come grave e pericolosa per la tenuta sociale ed economica dei territori interessati.
Il sindacato Cobas, che rappresenta il 13,5% della forza lavoro nello stabilimento di Siena, ha criticato duramente la decisione di chiudere gli stabilimenti, definendola spregiudicata. La chiusura degli stabilimenti, infatti, non solo mette a rischio i posti di lavoro, ma ha anche un impatto devastante sulle economie locali. Attraverso l'analisi di casi storici come quelli di Benton Harbor, Norrköping, Trento e Napoli, emerge chiaramente come la chiusura delle fabbriche possa avere conseguenze drammatiche per le comunità locali.
Nonostante le difficoltà, esistono possibili vie di reindustrializzazione che potrebbero offrire una speranza per il futuro. Tuttavia, la situazione attuale richiede un intervento immediato e deciso da parte delle autorità locali e nazionali per evitare ulteriori danni.




