Beko, crisi e trattative in Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La crisi che ha colpito Beko, multinazionale turca, si fa sempre più grave. La chiusura di parte degli impianti ex Whirlpool, prevista nel piano industriale, ha portato a una serie di trattative con il governo italiano. La situazione è resa ancora più complessa dal peso dei colletti bianchi sui costi da ridurre e dal mercato che non ha risposto alle aspettative, con un'operatività ridotta dei poli produttivi che sono ora nel mirino dei tagli.

A Siena, 600 metalmeccanici sono scesi in corteo per il rinnovo del contratto, manifestando lungo le vie del centro. La protesta, indetta da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, ha visto in prima linea i lavoratori del sito Beko di viale Toselli, con striscioni e pettorine recanti la scritta "299 motivi per resistere". Tra tamburi, fischi e fumogeni, il corteo ha intonato quello che è ormai diventato un vero e proprio inno: "La gente come noi non molla mai".

Beko Europe, nel tentativo di trovare una soluzione per il futuro dello stabilimento di Villa Pera, ha annunciato la nomina di un advisor. Tuttavia, la multinazionale ha già previsto la chiusura della fabbrica entro il 31 dicembre 2025. Le negoziazioni a livello nazionale, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sono appena iniziate, ma l'ultimo incontro non ha portato a risultati concreti.

Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom Cgil, ha espresso il suo disappunto durante la manifestazione a Siena, sottolineando come Beko Europe non abbia cercato di produrre, ma si sia limitata ad acquistare marchi e quote di mercato, annunciando poi il licenziamento di metà dei lavoratori e la chiusura di metà degli stabilimenti.

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