La preside, la scuola come ultima trincea: le nuove puntate spingono la serie verso l’abisso
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Dopo la seconda serata, che ha consolidato il racconto dell’emergenza iniziale, La Preside entra in una fase più scura e articolata. La serie con Luisa Ranieri, ispirata alla vicenda reale della dirigente Eugenia Carfora a Caivano, abbandona infatti la dimensione collettiva della ricostruzione per affrontare, nelle prossime puntate in onda lunedì 26 gennaio, una domanda più crudele: cosa può fare la scuola quando il mondo fuori sembra deciso a distruggere ogni speranza? Il confine tra protezione e perdita, quel limite fragile che gli educatori tentano di presidiare, diventa il vero fulcro narrativo, mentre la fiction di Rai 1 sposta il suo obiettivo sui casi individuali più duri.
Dall’emergenza al confronto con il male
Se le prime puntate mostravano la sfida di riportare ordine e dignità in un istituto allo sbando, la terza serata – composta dal quinto e sesto episodio – segna un netto cambio di passo. La scuola, nel racconto, cessa di essere un semplice luogo da riorganizzare e diventa invece l’arena in cui si consumano scontri estremi. Eugenia Liguori, il personaggio interpretato con vigore da Luisa Ranieri, si troverà a fronteggiare, quasi da sola, dinamiche di violenza, bullismo e situazioni familiari del tutto fuori controllo, nelle quali l’intervento educativo rischia di apparire un tentativo disperato e insufficiente. La narrazione, che evita con intelligenza i facili trionfalismi, si addentra così in territori più complessi, dove la posta in gioco non è più soltanto il buon funzionamento dell’istituto ma la salvezza stessa di alcuni giovani.
Una lotta che mette tutto a rischio
Proprio in questa discesa negli inferi personali dei suoi studenti, la preside Eugenia deciderà di coinvolgere in modo più diretto Vittorio, uno dei pochi alleati su cui può contare. Una scelta, questa, che la espone a pericoli nuovi e più concreti, spingendo la trama verso toni da thriller sociale. La serie, che aveva già convinto pubblico e critica per il suo realismo e per le interpretazioni – tra cui spiccano quelle dei giovani attori come Aurora Venosa –, mostra qui tutta la sua ambizione: non limitarsi a raccontare una storia di riscatto, ma indagare il costo umano di quella battaglia. Il successo della fiction, del resto, nasce proprio dalla sua capacità di non essere puro intrattenimento, pur restando avvincente, e di porsi domande scomode senza la pretesa di offrire risposte definitive.
Il sistema scuola sotto la lente
Con il suo procedere, La Preside finisce così per raccontare molto più della biografia di una donna coraggiosa. Attraverso il suo punto di vista, la serie mette in scena la complessità dell’intero sistema scolastico quando questo viene chiamato a supplire alle carenze di un tessuto sociale lacerato. La conclusione del ciclo, prevista per il 2 febbraio con gli ultimi due episodi, si annuncia quindi come il momento più alto di una riflessione che ha saputo tenere insieme il ritmo di una narrazione popolare e la durezza di un’inchiesta. Resta, come un monito, la domanda che ha attraversato tutta la storia: la scuola può salvare una vita? Le prossime puntate sembrano esplorare proprio il confine in cui quella domanda rischia di trasformarsi in un ultimo, disperato appiglio.




