Pogacar, una fame inesauribile e un destino da re delle tre corone
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Redazione Sport
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La stagione ciclistica, che pure ha visto altri protagonisti di assoluto valore, ha trovato ancora una volta il suo baricentro indiscusso nella figura di Tadej Pogacar, atleta che il commentatore esperto definisce senza esitazioni “un fenomeno che ha ancora fame di vittorie”. La sua traiettoria, del resto, parla da sé: da quel trionfo da juniores nella storica Lunigiana alla conquista del Tour de l’Avenir, passando poi a bruciare le tappe del professionismo con successi immediati come la Volta ao Algarve e il Tour of California, per approdare, giovanissimo, al podio della Vuelta. Un percorso lineare, che anticipava una dominanza diventata poi sistematica, quasi un dato di fatto nel panorama odierno.
Il dilemma dei tre Grandi Giri
Il cuore della questione, adesso, ruota attorno a un’ipotesi che eccita gli appassionati e che lo stesso campione sloveno non considera più un tabù assoluto, pur rimanendo estremamente cauto. “Mai dire mai”, ha affermato in una recente intervista, riguardo alla possibilità di affrontare Giro, Tour e Vuelta nello stesso anno. Tuttavia, ha immediatamente aggiunto un considerevole “ma”, legato non tanto alla fatica atletica – elemento che, per un atleta dalla sua stazza, sembrerebbe quasi secondario – quanto a un aspetto più umano e concreto: l’enorme quantità di giorni da trascorrere lontano da casa, tra ritiri e gare. “È un po’ troppo”, ha dichiarato, lasciando intendere come la scelta, se mai ci sarà, non sarà dettata solo dalla mera ambizione sportiva ma da un calcolo complesso sulla qualità della vita.
Un riconoscimento che travalica il ciclismo
Che la sua statura sia ormai universale è stato ulteriormente confermato dal recente conferimento del Titolo di “Campione dei Campioni”, un prestigioso riconoscimento che lo ha visto prevalere su giganti di altri sport come il saltatore con l’asta Armand Duplantis e il tennista Carlos Alcaraz. Un premio che, al di là del merito sportivo, sancisce una popolarità trasversale, costruita su un palmarès fuori dal comune: quattro successi al Tour de France, uno al Giro d’Italia, due titoli mondiali, cinque Lombardia, tre Liegi-Bastogne-Liegi e tre Strade Bianche, oltre a due trionfi nel Giro delle Fiandre. Numeri che disegnano il profilo di un predestinato, capace di vincere ovunque, dallo sterrato alla classica delle Ardenne, dalle grandi salite alle corse a tappe.
Il sogno della tripla corona e il peso della storia
Proprio questa versatilità assoluta, unita a un’ambizione che cerca continuamente nuovi orizzonti – come le Monumento di Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix, indicate come obiettivi per il 2026 –, rende l’idea della tripla corona una tentazione quasi logica. Complettare la collezione dei tre Grandi Giri è, per molti, il suo destino naturale. Tuttavia, c’è una differenza sostanziale fra vincerli tutti nel corso della carriera e concentrarne il trionfo in una sola, estenuante annata. Sebbene lo stesso Pogacar abbia ammesso in un altro contesto che “si può fare”, il riferimento ai “precedenti” storici, o meglio alla loro assenza, getta un’ombra di titanica difficoltà sull’impresa. Un’eventualità che rimane, al momento, nel regno delle possibilità speculative, ma che già basta ad alimentare il mito di un corridore le cui imprese ridefiniscono continuamente i confini del possibile.




