Il dialogo tra Meta ed EssilorLuxottica si fa serrato sul futuro degli occhiali intelligenti
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Redazione Economia
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La lunga luna di miele industriale tra il colosso della tecnologia Meta e il gigante dell’occhialistica EssilorLuxottica, un’alleanza che ha permesso a entrambi di bruciare le tappe nel nascente mercato degli occhiali smart, sembra aver imboccato una fase più complessa e articolata, segnata da confronti serrati e divergenze strategiche. Dietro il successo commerciale, che nel 2025 ha visto la vendita di oltre sette milioni di modelli Ray-Ban e Oakley dotati di intelligenza artificiale, si celano due visioni differenti su come governare questa crescita esponenziale. Da un lato l’amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, spinge per una riduzione dei prezzi di listino, convinto che l’adozione di massa di quelli che lui stesso considera i possibili successori dello smartphone passi necessariamente attraverso una strategia di penetrazione aggressiva del mercato. Dall’altro lato, il management di EssilorLuxottica, forte di una storia radicata nel lusso e nella qualità del prodotto finito, frena, preoccupato di erodere quei margini di profitto che costituiscono il cuore pulsante del proprio modello di business e di compromettere il posizionamento premium dei propri marchi.
Questa dialettica, che fonti vicine al dossier descrivono come un fisiologico “tira e molla” più che come una rottura vera e propria, non rappresenta una novità assoluta nella collaborazione iniziata oltre sei anni fa. Già nel 2021, in occasione del lancio dei primi Ray-Ban Stories, Zuckerberg aveva proposto un prezzo di ingresso intorno ai duecentocinquanta dollari, una cifra che secondo i suoi calcoli avrebbe favorito una rapida diffusione del dispositivo; i vertici della società franco-italiana premettero invece per mantenere un listino più alto, e dopo settimane di negoziati si arrivò a un compromesso fissato a duecentonovantanove dollari. Più di recente, nel novembre del 2023, a poche settimane dal lancio dei nuovi modelli, il team di Meta aveva proposto di includere gli occhiali nelle promozioni del Black Friday, una mossa che avrebbe permesso di cavalcare l’onda degli acquisti natalizi ma che venne respinta da EssilorLuxottica per non svilire il prodotto a pochi mesi dal suo debutto.
La posta in gioco, adesso, è diventata ancora più alta. La concorrenza si fa sempre più agguerrita: Apple ha accelerato i tempi di sviluppo dei suoi occhiali, Alphabet sta per rientrare in gioco con Warby Parker, e OpenAI ha messo in campo Jony Ive, il celebre designer dell’iPhone, per un progetto dedicato. A tutto questo si aggiunge la minaccia rappresentata dai nuovi arrivati, come il colosso cinese Alibaba, che attraverso il suo marchio Qwen ha appena presentato al Mobile World Congress di Barcellona il suo primo paio di occhiali AI, i Qwen G1, già in preordine in Cina a un prezzo di lancio particolarmente competitivo, segnando un’ulteriore accelerazione in un mercato che l’IDC stima in crescita annua superiore al 29% fino al 2029. Per Meta, che ha già acquisito una partecipazione di almeno il 3% del capitale del gruppo guidato da Francesco Milleri, l’obiettivo primario resta quello di scalare rapidamente per sottrarre quote di mercato ai rivali e affrancarsi dalla dipendenza dalle piattaforme mobili di Google e Apple; una strategia che passa anche dalla volontà di raddoppiare la capacità produttiva degli smart glasses, portandola a venti milioni di unità all’anno o addirittura a trenta, come emerso da alcune indiscrezioni.




