Serie A, non solo la Lazio: altri due club dovranno fare mercato a saldo zero
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Redazione Sport
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La Commissione indipendente, subentrata ormai da qualche mese alla vecchia Covisoc per vigilare sui conti del calcio professionistico, ha messo sotto la propria lente i bilanci delle società di punta del nostro campionato. Il verdetto, per quanto attiene al parametro del costo del lavoro allargato (quel famoso CLA che misura la sostenibilità tra ingaggi e ricavi), ha consegnato ai club un quadro operativo piuttosto rigido in vista della sessione estiva di trasferimenti.
Non soltanto la Lazio di Claudio Lotito, finita spesso al centro dell’attenzione per le proteste della propria tifoseria, si trova costretta a operare a saldo zero. Secondo le analisi condotte da Calcio e Finanza, e riprese dalle principali agenzie di stampa sportiva, anche il Sassuolo e il Monza sono stati inseriti nell’elenco delle società che dovranno rispettare questo vincolo economico per la prossima stagione, il cui calcio d'inizio è fissato per il 23 agosto.
Il meccanismo del costo del lavoro allargato
Per comprendere le ragioni di questa stretta, occorre rifarsi al parametro che regola l'accesso alle liste di campionato: l'indicatore del costo del lavoro allargato. Esso valuta il rapporto tra il costo complessivo dei calciatori, inclusi gli ingaggi e gli ammortamenti, e i ricavi generati dal club. Quando il superamento della soglia – fissata a un livello da verificare periodicamente, con una tendenza alla riduzione rispetto al passato – viene accertato dalla commissione, scatta per la società l'obbligo di rispettare il principio del "saldo zero".
In termini pratici, ciò significa che per acquistare un nuovo giocatore il club deve prima aver generato un pari margine economico tramite cessioni o la rescissione di contratti pesanti, liberando così lo spazio finanziario necessario a coprire i nuovi costi. Si tratta, se vogliamo, di una sorta di "autofinanziamento forzato" che impedisce ai dirigenti di intervenire sul mercato senza aver prima alleggerito il proprio bilancio.
Nel caso specifico, la verifica ha evidenziato come sia i brianzoli che i neroverdi presentino un'incidenza del costo del lavoro superiore ai parametri consentiti, il che blocca di fatto la possibilità di effettuare spese folli se non accompagnate da adeguate entrate.
La situazione della Lazio e le ripercussioni sul mercato
Se per Sassuolo e Monza la prospettiva di dover vendere prima di comprare rappresenta una sfida gestionale, per la Lazio la questione si intreccia inevitabilmente con un clima di forte tensione sociale. I Lazio Club sparsi per il mondo, da New York a Miami, passando per Monaco e Parigi, hanno manifestato la propria vicinanza alla replica dei gruppi del tifo organizzato, i quali hanno respinto al mittente il tentativo di riaprire un dialogo da parte del presidente Lotito.
La frase circolata tra i delegati esteri – "ormai è tardi" – lascia intendere come la contestazione sia destinata a proseguire, con un'Olimpico che rischia di presentarsi semivuoto anche nella prossima stagione. In questo contesto di malcontento diffuso, la società deve comunque muoversi per adeguare la rosa ai paletti imposti dalla commissione.
Si è parlato, ad esempio, della probabile sostituzione di Alessio Romagnoli, con l'ipotesi che porti in biancoceleste Arnau Martinez o Sergi Dominguez; circolano anche i nomi di vecchie glorie come Peruzzi e Signori, anche se al momento non si registrano sviluppi concreti in tal senso. La sensazione è che ogni operazione in entrata sarà attentamente ponderata e resa possibile solo dopo aver alleggerito il monte ingaggi dalle componenti più onerose.
Possibili margini di manovra e alternative
Nonostante l'apparente rigidità del blocco, le normative federali offrono tecnicamente alcune vie di fuga, a patto che vengano rispettati i tempi e i modi previsti. La misura del mercato a saldo zero può essere revocata qualora il club dimostri di aver ripianato l'eccedenza di costo che ha innescato la procedura. Per Monza e Sassuolo, così come per la Lazio, esiste la possibilità di presentare istanza di revoca, magari facendo leva su interventi patrimoniali o aumenti di capitale che riportino l'indicatore entro i limiti consentiti.
Questo potrebbe, in teoria, sbloccare parzialmente l'operatività estiva, anche se al momento le rispettive società sembrano intenzionate a procedere con cautela. L'alternativa, naturalmente, è quella di rispettare pedissequamente il vincolo: vendere giocatori per fare cassa o liberare spazio stipendi, e solo successivamente reinvestire le risorse ottenute.
Una prospettiva che, a meno di colpi di scena last minute, ridimensiona le ambizioni di mercato di queste tre realtà, costringendo i direttori sportivi a un lavoro certosino di razionalizzazione delle rose in vista del via ufficiale del campionato.




