Concordato preventivo, adesioni al 10%, un flop per il governo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   ROMA — Tra il 10% e il 15%. Numeri da flop. Altro che rivoluzione fiscale: le ultime stime dei commercialisti sulle adesioni al concordato preventivo biennale riportano il governo con i piedi per terra. Percentuali basse, incassi magri. E grandi problemi in vista per Giorgia Meloni, che conta di utilizzare il gettito del patto tra le partite Iva e l’Agenzia delle Entrate per tamponare le richieste di riduzione delle tasse.

Scade oggi, 31 ottobre 2024, la possibilità di aderire al concordato preventivo biennale, la misura pensata dal governo Meloni per permettere a determinate tipologie di contribuenti di sanare, a condizioni molto vantaggiose, le somme evase nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022. L’esecutivo spera con questa mossa di aumentare il gettito delle entrate, ma al momento sembra che l’adesione sia ancora molto bassa e che si possa palesare l'ipotesi di un flop.

Nell’Italia dell’evasione, il concordato è un flop. La deadline per aderire al concordato preventivo biennale scatta domani. Conto alla rovescia per una platea di quasi 5 milioni di Partite Iva che potranno pagare le tasse sulla base di una proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate, regolarizzando la loro posizione fiscale a prezzo di saldo. Il governo punta forte su questo strumento ideato dal vice ministro Maurizio Leo, tanto che negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli alla regolarizzazione. Tuttavia, le adesioni sono ancora poche e riguardano solo quelli che già sanno che è più conveniente pagare l’imposta sostitutiva del concordato, nel 2024 e nel 2025, piuttosto che la normale Irpef.

Il governo ci puntava per ridurre l'Irpef e sperava di recuperare fino a due miliardi.

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