Juve, Thiago Motta agli sgoccioli: l’esonero che pesa 20 milioni
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Redazione Sport
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La Juventus è a un passo dal chiudere l’era Thiago Motta, con l’esonero del tecnico ormai dato per certo. Una decisione che, sebbene maturata nel corso di un summit interno tra l’allenatore, il direttore sportivo Cristiano Giuntoli e l’amministratore delegato Maurizio Scanavino, ha preso forma definitiva dopo le ultime, deludenti prestazioni della squadra. Con sette gol subiti e nessuno segnato nelle ultime due partite di Serie A, il rendimento della Vecchia Signora ha spinto i vertici del club a optare per un cambio in panchina, nonostante la conferma pubblica di Giuntoli dopo la sconfitta al Franchi.
La scelta, però, non è stata priva di conseguenze economiche. L’esonero di Motta, infatti, costerà alla Juventus circa 20 milioni di euro, una cifra non indifferente per un club che, negli ultimi anni, ha dovuto fare i conti con bilanci sempre più ristretti. A questo si aggiunge il fatto che il tecnico, attualmente in Portogallo con la famiglia durante la pausa internazionale, non ha intenzione di dimettersi volontariamente, costringendo così la società ad assumersi l’onere della rescissione contrattuale.
La decisione di sostituire Motta con Igor Tudor, già atteso a Torino nelle prossime ore, non è stata presa a cuor leggero. La Juventus, storicamente poco incline ai cambi in corsa, ha preferito agire tempestivamente per evitare ulteriori danni a una stagione già compromessa. Tuttavia, il timing dell’operazione rischia di lasciare strascichi, considerando che Motta potrebbe ancora sedere in panchina nella prossima partita contro il Genoa, pur essendo ormai privo di autorità nello spogliatoio.
Il clima interno, del resto, è già teso. I giocatori, consapevoli della situazione, attendono di conoscere il nome del nuovo allenatore, con Tudor in pole position ma senza escludere del tutto l’ipotesi Roberto Mancini. Intanto, le parole di Giuntoli, che avrebbe dichiarato di “vergognarsi” della scelta di Motta, hanno ulteriormente aggravato la frattura tra il tecnico e la dirigenza, rendendo inevitabile una separazione che, per quanto costosa, appare ormai necessaria.




