Pinto (Elettricità Futura): «Pronti a investire di più per far calare le bollette, ma non siamo un Bancomat»
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Redazione Economia
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Salvatore Pinto, presidente di Axpo Italia, è il presidente designato di Elettricità Futura, la principale associazione italiana del settore elettrico. Entrerà in carica con il voto dell’assemblea il 14 settembre in un momento delicato per il settore, con i costi energetici che tornano a premere sull’economia e sull’inflazione.
Oltre al petrolio, anche il prezzo del gas sta salendo e questo impatta inevitabilmente sul mercato dell’energia, rendendo sempre più urgente la necessità di trovare soluzioni strutturali per alleggerire la pressione sulle bollette e sostenere la competitività del sistema Paese.
La strategia per abbassare le bollette: investimenti e rinnovabili
Secondo Pinto, la priorità assoluta è aumentare la produzione energetica nazionale per superare la dipendenza dall’import, che attualmente copre il 16% dei consumi. La ricetta passa attraverso un cambio di passo nel mix energetico, attualmente troppo sbilanciato sul gas, con un’accelerazione decisa sulle fonti rinnovabili. «Ci sono oltre 4 mila progetti pronti, pari a 150 gigawatt, basta sbloccarli», ha dichiarato il presidente designato, sottolineando come sia inutile chiedere di abbassare i costi se poi non si autorizzano gli impianti, come accade in alcune regioni.
La proposta di Elettricità Futura è quella di avere bollette con una parte a prezzo di mercato e una parte a prezzo stabile legata ai nuovi impianti rinnovabili, portando così il vantaggio delle green energy nelle case degli italiani senza dover attendere anni.
Per un Paese come l’Italia, che consuma più di quanto produce, l’energia è un bene da preservare con cura o, per utilizzare un lessico economico, che necessita di investimenti: nei prossimi dieci anni, il settore elettrico sarà in grado di mobilitare fino a 200 miliardi di euro aggiuntivi rispetto a quanto già previsto, da destinare alla transizione e alla messa in sicurezza del sistema. Questo piano, secondo le stime, potrebbe generare un risparmio in bolletta di circa 20 miliardi di euro all'anno, riducendo il peso dell'energia sui bilanci di famiglie e imprese.
Il peso degli incentivi e il paradosso del caro-energia
Il tema dei costi energetici si intreccia inevitabilmente con quello degli incentivi alle fonti rinnovabili, il cui peso in bolletta è destinato a ridursi nei prossimi anni. Secondo le stime dell’Arera, nel 2026 i costi per gli incentivi scenderanno a circa 8,5 miliardi di euro, con una riduzione di 800 milioni rispetto ai 9,3 miliardi del 2025.
Un dato che, però, non va interpretato come un immediato abbassamento delle bollette: il calo degli incentivi si colloca infatti in uno scenario di prezzi dell’energia elettrica più elevati, con il PUN medio che nel 2025 si è attestato a 115,9 €/MWh, segnando un +7% sul 2024 e risultando il valore più alto tra le principali borse europee.
Questo apparente paradosso si spiega con il funzionamento di buona parte dei meccanismi di sostegno alle fonti verdi: in diversi casi, il produttore ha diritto a una determinata tariffa e il meccanismo di sostegno copre, in tutto o in parte, la distanza rispetto al prezzo ottenuto vendendo l’elettricità sul mercato. Se quest’ultimo aumenta, la differenza da finanziare si riduce, fino a trasformarsi, come già accaduto nel 2025 per i contratti per differenza a due vie, in un ricavo per la collettività di 35 milioni di euro.
La battaglia sulle tasse e il ruolo del settore elettrico
In un clima politico che vede affacciarsi l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti del settore energetico per finanziare interventi sul caro-carburanti, la posizione di Pinto è netta e senza appello: «Non saremo il bancomat della campagna elettorale», ha dichiarato, respingendo al mittente qualsiasi richiesta di nuovi sacrifici. Il presidente di Elettricità Futura ha ricordato che il settore ha già contribuito di recente con il dl Bollette, che ha aggiunto due punti percentuali di Irap e imposto oneri per miliardi di euro sui bilanci delle aziende.
«La filiera elettrica allargata genera 226 miliardi di valore della produzione, 58 miliardi di valore aggiunto, il 4,4% del Pil considerando anche l’indotto, e sostiene 570 mila occupati. Siamo un’opportunità per il Paese, non una mucca da mungere», ha sottolineato, aggiungendo che la crisi di Hormuz sta già avendo un impatto negativo sulle aziende elettriche, con l’aumento del gas che rappresenta un costo e non un volano dei margini.
Lo stesso meccanismo delle “misure di compensazione ambientale e territoriale” per gli impianti rinnovabili, le cosiddette “royalties”, esiste da oltre vent’anni e ha visto un importante aggiornamento normativo con il nuovo Testo unico Fer, che ha fissato per la prima volta intervalli economici nazionali direttamente collegati alla realizzazione degli impianti, in un tentativo di rendere più uniforme una pratica che vede ancora convivere contributi in denaro, opere pubbliche e accordi locali.
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