La svolta dell'Onu sulle mappe: l'Africa torna alle sue reali dimensioni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per quasi cinque secoli abbiamo osservato il pianeta attraverso una lente distorta che, senza alcuna malafede ma con un effetto pervasivo, ha finito per suggerire una gerarchia visiva tra i continenti. La decisione con cui l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha dato il via libera all'adozione di una nuova rappresentazione cartografica, più fedele alle superfici reali, non è soltanto un fatto tecnico: è un atto politico e culturale che ridisegna il rapporto tra sguardo e potere.

Il continente africano, da sempre penalizzato dalla proiezione di Mercatore che lo rimpicciolisce a vantaggio di aree come la Groenlandia, riprende con questo voto il peso che la geografia fisica gli riconosce da sempre, e che la storia delle mappe gli aveva negato, restituendo agli studenti e ai cittadini del mondo una prospettiva inedita sul pianeta che abitano.

La distorsione di cinque secoli

Il planisfero che conosciamo meglio, quello che popola le aule scolastiche e i libri di testo, è figlio della proiezione introdotta dal cartografo fiammingo Gerardo Mercatore nel 1569, un sistema pensato per facilitare la navigazione navale mantenendo gli angoli delle rotte, ma che paga il prezzo di una deformazione tanto drastica quanto silenziosa.

La conseguenza più clamorosa di questa scelta è che l'Africa, sulla carta, appare grossomodo della stessa estensione della Groenlandia, mentre i dati reali raccontano una storia ben diversa: il continente africano è circa quattordici volte più grande dell'isola artica, una sproporzione che le mappe tradizionali cancellano con un colpo di spugna visivo.

Non è un dettaglio da specialisti, perché la cartografia non è mai stata solo una questione di misurazioni, ma anche di narrazioni: chi disegna il mondo decide, di fatto, chi lo abita e chi lo guida, e la percezione collettiva ha interiorizzato per generazioni una gerarchia in cui l'Europa e il Nord America occupano uno spazio simbolico sproporzionato rispetto alle terre dell'emisfero australe.

La svolta dell'Assemblea Generale

La proposta di adottare una mappa più equa è stata avanzata dall'Unione Africana e ha trovato un'accoglienza favorevole in seno all'Assemblea Generale dell'ONU, che ha approvato la transizione verso un modello in grado di restituire le proporzioni reali tra i continenti, senza sacrificare l'accuratezza per le esigenze della navigazione.

L'obiettivo dichiarato è quello di promuovere una rappresentazione della Terra che non tradisca le dimensioni effettive delle masse terrestri, un correttivo che, secondo i sostenitori della misura, avrà un impatto profondo sulla didattica e sulla coscienza geografica delle prossime generazioni. Il voto, tuttavia, non è stato unanime, e ha messo in luce le frizioni che ancora attraversano la comunità internazionale su un tema che potrebbe sembrare meramente tecnico, ma che tocca nervi scoperti legati all'identità e al riconoscimento.

Il voto contrario di Washington

Tra i paesi che hanno espresso parere negativo spicca infatti la delegazione degli Stati Uniti, che ha votato contro la risoluzione nonostante la retorica dell'amministrazione Trump si sia spesso concentrata, negli ultimi mesi, proprio sulla correzione dei nomi geografici in chiave nazionalista.

L'inquilino della Casa Bianca, che da quando è tornato al potere ha insistito per ribattezzare il Golfo del Messico come "Golfo d'America" e ha avanzato richieste analoghe per un lago al confine con il Canada, ha improvvisamente cambiato registro quando si è trattato di approvare una mappa che ridimensiona l'importanza simbolica dell'emisfero settentrionale.

Secondo quanto emerso dalle fonti diplomatiche, la posizione americana non è motivata da obiezioni di carattere scientifico sulla proiezione adottata, ma da valutazioni politiche che legano la rappresentazione cartografica alla sfera degli interessi strategici, anche se le dichiarazioni ufficiali hanno evitato di entrare nel merito delle ragioni tecniche del voto contrario.

Le implicazioni per la didattica e la percezione globale

L'approvazione della nuova mappa apre scenari significativi per il modo in cui la geografia verrà insegnata nelle scuole di tutto il mondo, perché la scelta di una proiezione piuttosto che un'altra non è mai neutrale, ma porta con sé un carico di implicazioni culturali che gli educatori saranno chiamati a gestire.

La sfida, ora, sarà quella di aggiornare i materiali didattici e di accompagnare il pubblico a decostruire l'immagine mentale che si è sedimentata nei secoli, una operazione che richiederà tempo e risorse, ma che i promotori della risoluzione considerano indispensabile per una cittadinanza globale più consapevole.

La decisione dell'ONU arriva in un momento storico in cui la geografia si conferma come un campo di battaglia narrativo, dove le linee tracciate su un foglio non sono mai innocue, e la scelta di restituire all'Africa le sue vere proporzioni rappresenta un passo concreto verso quella che molti definiscono una decolonizzazione dello sguardo, lontana dalle polemiche e concentrata sui dati fattuali che da sempre attendevano di essere finalmente visibili a tutti.

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