Arte Fiera 2026, Ribuffo: «Bologna non è un hub per l'arte ma un laboratorio di idee e progetti»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Francesco Ribuffo, titolare della galleria de’ Foscherari, definisce, non senza una punta di ironia, la sua attività «un modo per complicarsi la vita». Una dichiarazione che, a ben guardare, tradisce un approccio profondamente rigoroso e concettuale al fare galleria, lontano dalle logiche meramente mercantili che pure animano una fiera di portata internazionale. Le sue linee guida, infatti, si articolano attraverso progetti che indagano le frizioni del contemporaneo, come dimostra il programma dello scorso anno: dalla riflessione su potere e disobbedienza di Claire Fontaine, alla collettiva “Di Traverso” costruita sullo scarto laterale dei linguaggi, fino al lavoro del Debatik Center incentrato sulle fratture politiche e storiche del presente. Operazioni che confermano una precisa volontà curatoriale, la quale preferisce approfondire piuttosto che accontentare, complicare anziché semplificare.
Il motore parallelo di Art City
Accanto alla fiera vera e propria, che dall’anteprima del 5 febbraio aprirà ufficialmente i battenti fino all’8, si dipana la poderosa macchina di Art City, con il suo ricco e variegato programma di circa trecento appuntamenti concepiti per animare il centro storico. Una proposta che invita a lasciarsi stupire, a orientarsi e talvolta a perdersi piacevolmente tra mostre, installazioni ed eventi collaterali, i quali contribuiscono a trasformare la città in un palcoscenico diffuso. Si tratta di un ecosistema culturale in cui, come sottolinea Ribuffo, Bologna si conferma non tanto un semplice hub di passaggio, bensì un laboratorio fertile di idee e di progetti, dove la sperimentazione trova un terreno particolarmente fecondo.
L’ingresso della realtà virtuale
Tra i progetti selezionati per questa edizione spicca l’approdo, per la prima volta nel programma ufficiale, di Popsophia con la sua galleria virtuale MeGa. Nata nelle Marche come costola del festival dedicato alla divulgazione filosofica, la realtà virtuale estende ora i propri confini regionali per approdare a Bologna. Dal 5 al 7 febbraio, negli spazi di via Dolfi 7 messi a disposizione dall’hub culturale Open Project, sarà possibile visitare la mostra “La Soglia”, un’esperienza che si colloca al crocevia tra pensiero filosofico, arte contemporanea e tecnologia digitale. Questo passaggio segna un’evoluzione significativa nel percorso di Popsophia, il quale amplia costantemente il proprio raggio d’azione per esplorare e contaminare nuovi linguaggi espressivi.
Un dialogo tra formati e visioni
La coesistenza, nel medesimo contesto cittadino, di una galleria storica come de’ Foscherari – con la sua ricerca incentrata su contenuti politici e di rottura – e di una proposta digitale come quella di MeGa, evidenzia la pluralità di voci che caratterizza l’appuntamento bolognese. Sono molte, e diversificate, le traiettorie che si incrociano durante queste giornate: da un lato, l’approfondimento critico e materiale sostenuto da galleristi come Ribuffo; dall’altro, l’esplorazione di nuovi medium e di nuovi spazi di fruizione, capaci di attrarre pubblici differenti. Tutti contribuiscono, ciascuno con il proprio specifico codice, a fare di Bologna quel laboratorio in continuo divenire, dove l’arte si interroga sul presente senza dare per scontate le sue forme tradizionali di esistenza e di mercato.




