Key chiude alla Fiera di Rimini con un 10% di presenze e lo sguardo puntato sulle nuove geografie dell’energia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si è chiusa oggi alla Fiera di Rimini la quarta edizione di KEY – The Energy Transition Expo, la manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group che, nel corso di tre giornate, ha letteralmente saturato i ventiquattro padiglioni del quartiere fieristico. Il bilancio, presentato dagli organizzatori, parla di una crescita del dieci per cento nelle presenze complessive, un dato che supera le stime della vigilia e che consolida il ruolo della fiera come punto di riferimento non solo per il mercato europeo, ma anche per il bacino del Mediterraneo e per il continente africano. I numeri, del resto, disegnano il perimetro di un evento che ha ormai assunto dimensioni ragguardevoli: centoventicinquemila metri quadrati di superficie espositiva lorda hanno ospitato oltre mille brand, e di questi più di trecento sono arrivati dall’estero portando con sé tecnologie, competenze e prodotti nei sette settori chiave in cui si articola la transizione energetica.

L’internazionalizzazione, del resto, è stata uno dei motori di questa edizione. Le presenze dall’estero sono aumentate del nove per cento e il quartiere fieristico ha visto circolare cinquecentotrenta hosted buyer provenienti da cinquantanove paesi, affiancati da delegazioni istituzionali e commerciali che hanno animato i padiglioni insieme a quattrocentododici giornalisti accreditati da tutto il mondo. Ma al di là dei numeri, che pure certificano la vitalità di un comparto in piena trasformazione, ciò che ha caratterizzato KEY 2026 è stata la capacità di trasformarsi in una piattaforma di confronto sempre più articolata: centosessanta i convegni e gli appuntamenti seminariali che hanno scandito i tre giorni, spaziando dalla finanza per i progetti rinnovabili alle applicazioni dell’intelligenza artificiale nella gestione delle reti, dall’efficienza energetica come leva per la decarbonizzazione fino alle nuove frontiere dello storage e dell’idrogeno.

Innovation District, quando il futuro si costruisce nelle startup

Particolare attenzione è stata riservata, come ormai consuetudine, all’Innovation District, l’area che ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori ha co-guidato all’interno del padiglione D4 trasformandolo in un laboratorio a cielo aperto delle tecnologie emergenti. Trentadue startup italiane e internazionali, selezionate attraverso una call promossa da IEG in collaborazione con ICE, ART-ER e Fondazione MAI, hanno popolato uno spazio di mille metri quadrati pensato per favorire l’incontro tra l’innovazione più dirompente e il mercato consolidato. E se le soluzioni esposte spaziavano dai sistemi di accumulo gravitazionale ai materiali termoplastici riciclabili per le pale eoliche, passando per i rivestimenti autopulenti per pannelli fotovoltaici e le piattaforme digitali per l’ottimizzazione dei flussi energetici, il momento culminante è stata la consegna del Premio Innovazione Lorenzo Cagnoni. Riconoscimenti che hanno premiato sette aziende, una per ciascuna delle categorie merceologiche rappresentate in fiera: da Taleta a Northernlight, da I-Tes a CO2CO, da AI-Cure a Powandgo fino a Enercade, tutte hanno ricevuto l’attenzione di una giuria composta da ricercatori, rappresentanti delle associazioni di categoria e manager della manifestazione. “Abbiamo premiato progetti capaci di coniugare innovazione tecnologica e sostenibilità concreta”, ha commentato il presidente dell’ANGI Gabriele Ferrieri nel corso della cerimonia, sottolineando come il talento dei giovani innovatori rappresenti la forza propulsiva di una transizione che non può prescindere dal dialogo costante tra impresa, istituzioni e nuove generazioni.

Finanza, regole e infrastrutture: il trittico della transizione possibile

Se l’innovazione tecnologica ha occupato la scena, i veri protagonisti del dibattito sono stati però i modelli finanziari e il quadro regolatorio. Nei padiglioni e nelle sale convegni si è discusso a lungo della necessità di aumentare la flessibilità della rete elettrica, un tema che incrocia inevitabilmente lo sviluppo dello storage e l’integrazione delle fonti rinnovabili non programmabili. Le richieste emerse dal mondo associativo e industriale sono state chiare: servono regole certe per favorire gli investimenti e per garantire quella competitività che sola può sostenere la transizione nel lungo periodo. E se il tema della finanza è stato declinato attraverso il racconto di nuovi strumenti come i green bond, le obbligazioni sostenibili e i modelli partecipativi che coinvolgono cittadini e imprese, grande attenzione ha suscitato anche il dibattito sull’efficienza energetica, declinata in tutte le sue applicazioni industriali e residenziali. La manifestazione ha infatti ospitato due padiglioni interamente dedicati a questo tema, con il supporto tecnico-scientifico di ENEA e la collaborazione di Federcostruzioni, a testimonianza di come il risparmio energetico e l’ottimizzazione dei consumi siano ormai considerati il primo e più immediato carburante della decarbonizzazione.

Lo sguardo oltre confine: Africa, Europa e nuovi mercati

L’edizione 2026 ha confermato la vocazione di KEY come piattaforma in grado di guardare ben oltre i confini nazionali. La presenza di delegazioni da tutto il mondo, il coinvolgimento dell’Agenzia ICE e del Ministero degli Affari Esteri hanno reso possibile un fitto programma di incontri bilaterali tra imprese italiane e buyer internazionali, con particolare attenzione ai mercati del Nord Africa e dell’Africa subsahariana. Una scelta strategica, questa, che riflette la consapevolezza che la transizione energetica non può essere affrontata con logiche meramente locali, ma richiede un approccio sistemico capace di coinvolgere paesi diversi per stadio di sviluppo e per dotazione di risorse. E se l’Africa è stata al centro di numerosi incontri dedicati alla cooperazione energetica, l’Europa ha continuato a rappresentare il baricentro naturale di un dibattito che incrocia le politiche industriali del continente, dal Net-Zero Industry Act al Critical Raw Materials Act, con la necessità concreta di costruire filiere tecnologiche autonome e competitive.

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