Sanremo 2026, tra l'emozione di Gianna Pratesi e i problemi tecnici con Alicia Keys: la cronaca di un festival di luci e ombre
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La settantaseiesima edizione del Festival della Canzone Italiana, andata in onda alla fine di febbraio, ha offerto al pubblico dell’Ariston e a quello da casa un ventaglio di momenti che spaziavano dalla commozione più autentica all’imbarazzo tecnico, confermando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come la kermesse sia ormai un contenitore nel quale la musica si intreccia inestricabilmente con la cronaca, la memoria storica e, inevitabilmente, la spettacolarizzazione più pura. Tra i protagonisti assoluti di questa edizione, capace di rubare la scena a cantanti e superospiti, c’è stata senza alcun dubbio Gianna Pratesi, la signora di Chiavari di 105 anni (ne compirà 106 il 16 marzo) che Carlo Conti ha voluto sul palco per celebrare gli ottant’anni della Repubblica e il diritto di voto alle donne, quel 2 giugno del 1946 quando lei, con tutta la sua famiglia, scelse la Repubblica. La sua apparizione, commovente e carica di una spontaneità rara, è stata accompagnata da un refuso grafico sul maxischermo – “Repupplica” al posto di “Repubblica” – che Conti stesso ha poi dovuto commentare in conferenza stampa con le scuse di rito, ammettendo l’errore e citando il detto “chi non fa, non sbaglia”.
Il racconto di una vita: dai no ad Alain Delon ai due gelati al giorno
Nelle ore immediatamente successive alla sua uscita televisiva, che l’ha vista protagonista di un abbraccio con i figli Alessandro e Marco e di un saluto che è diventato subito un meme, “Abbasso i fascisti”, la signora Pratesi ha concesso un’intervista al Corriere della Sera nella quale ha ripercorso, con la lucidità e il disincanto dei suoi anni, alcuni frammenti della sua lunga esistenza. Seduta nella sua casa di Chiavari, dove vive assistita da Zina, una tata moldava, ha raccontato di essere solita alzarsi non prima dell’una, di dedicarsi alla pittura e al pianoforte e di sfogliare quotidianamente la Gazzetta dello Sport, tanto che due dirigenti dell’Entella, la squadra di calcio locale di Serie B, le hanno portato in dono una maglia. Quanto alla sua longevità, Gianna l’ha attribuita a una dieta singolare e ferrea: brodo tutti i giorni, pasta al sugo o al pesto, e due gelati al giorno, rigorosamente fiordilatte, acquistati in vaschetta. Nel fluire del suo racconto, sono affiorati anche ricordi di un passato lontano e straordinario, come l’episodio in cui, negli anni Cinquanta, mentre gestiva una gelateria in Scozia con il marito Luigi, ebbe modo di conoscere Alain Delon, il quale, a suo dire, si era invaghito di lei e voleva portarla con sé in Francia, un invito che lei declinò mandandoci al suo posto una collaboratrice. Non sono mancati i riferimenti agli anni bui della guerra, quando rischiò la fucilazione da parte dei tedeschi e salvò letteralmente Mussolini da una testata in un sottopassaggio, e al fratello, scampato alla fucilazione grazie a uno scambio di scarponi.
Le imitazioni di Pantani e l’inno alla pace di Pausini
Se la figura di Gianna Pratesi ha rappresentato il cuore pulsante e più autentico del festival, sul versante della comicità e dell’intrattenimento puro a primeggiare è stato Ubaldo Pantani, la cui imitazione di Lapo Elkann ha letteralmente incrinato la proverbiale freddezza di Irina Shayk, la supermodella russa ospite in qualità di co-conduttrice. Pantani, sceso dalle scale con un abito tricolore, ha omaggiato quelli che ha definito “i grandi geni italiani come Leonardo da Vinci, Guglielmo Marconi, Galileo Galilei e tanti altri aeroporti”, e si è poi lanciato in un irresistibile equivoco sull’età di Carlo Conti, scatenando l’ilarità generale e dimostrando, ancora una volta, di essere uno degli imitatori più versatili e preparati del panorama italiano. Di segno completamente opposto, invece, la performance di Laura Pausini, la quale ha interpretato Heal The World di Michael Jackson, accompagnata dal Piccolo Coro dell’Antoniano e dal Coro di Caivano, in un momento che l’orchestra e la platea hanno voluto dedicare alla riflessione sulle guerre e sulla sofferenza del mondo, suggellato da una standing ovation. Sul fronte delle collaborazioni musicali, da registrare anche il duetto, storico e commovente, tra Gianni Morandi e il figlio Pietro (in arte Tredici Pietro), che hanno cantato insieme Vita, brano che Morandi padre incise con Lucio Dalla.
I problemi in diretta e la conduzione poco incisiva di Irina Shayk
Tuttavia, come ogni anno, non sono mancati i cosiddetti “flop”, quegli imprevisti e quelle scelte di produzione che accendono il dibattito social e tengono banco nei giorni successivi. Oltre al già citato refuso grafico, la terza serata è stata segnata da un inconveniente tecnico piuttosto imbarazzante: mentre Alicia Keys, superospite internazionale con alle spalle diciassette Grammy, si apprestava a esibirsi al pianoforte in un duetto con Eros Ramazzotti su L’Aurora, la star americana è stata costretta a fermarsi perché non riusciva a sentire nulla in cuffia. Carlo Conti, con la prontezza di chi conosce i tempi della televisione, ha mandato immediatamente in onda la pubblicità per consentire ai tecnici di risolvere il problema, e l’esibizione, quando poi è ripresa, ha comunque convinto il pubblico, nonostante sui social si fosse scatenata l’ironia per quel “gobbo” con la trascrizione fonetica del testo in italiano che aiutava Alicia nella pronuncia. Meno fortunato è stato il cameo di Belen Rodriguez, apparsa durante l’esibizione di Samurai Jay per un breve siparietto in playback: il labiale della showgirl è arrivato in ritardo rispetto all’audio, rendendo palese la natura preregistrata della performance e scatenando una valanga di meme. Infine, la scelta di affidare la co-conduzione a Irina Shayk ha diviso la critica: se da un lato la sua bellezza e la sua presenza scenica sono apparse indiscutibili, dall’altro la sua scarsa dimestichezza con la lingua italiana e un certo disagio nel destreggiarsi tra i ruoli l’hanno relegata, di fatto, a una funzione più decorativa che sostanziale, riportando alla mente, come qualcuno ha osservato, il ruolo delle vecchie vallette. La settantaseiesima edizione si è così chiusa, lasciandosi dietro il ricordo di una signora di 105 anni che ha insegnato a tutti, con semplicità, cosa significhi essere stati parte della storia di questo paese.




