Iperammortamento, il decreto attuativo atteso per maggio e il superamento del vincolo “made in”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il quadro degli incentivi agli investimenti produttivi, dopo mesi di attesa e non poche tensioni tra il governo e il mondo industriale, sta infine assumendo contorni più definiti, sebbene permangano nodi operativi ancora da sciogliere. Il decreto fiscale, licenziato dal Consiglio dei ministri il 27 marzo, ha infatti introdotto correttivi significativi alla disciplina dell’iperammortamento – la misura che dal 2026 ha preso il posto dei precedenti crediti d’imposta legati ai piani Transizione 4.0 e 5.0 – rispondendo ad alcune delle critiche più aspre sollevate dalle associazioni di categoria e dagli stessi imprenditori, che da mesi lamentavano una paralisi degli investimenti legata a vincoli ritenuti penalizzanti.

La modifica più rilevante, attesa fin dall’approvazione della legge di Bilancio 2026, riguarda l’eliminazione della cosiddetta clausola “made in UE o SEE”, una disposizione che subordinava la fruizione dell’agevolazione all’acquisto di beni strumentali nuovi prodotti esclusivamente in Europa o nello Spazio Economico Europeo. Una condizione, quest’ultima, che aveva generato un vero e proprio stallo, in particolare per settori come le costruzioni, il movimento terra e il comparto fotovoltaico, dove la filiera produttiva extracomunitaria rappresenta una fetta consistente del mercato. Il provvedimento, come confermato dalla relazione tecnica che accompagna il decreto, elimina questo requisito territoriale, aprendo di fatto l’agevolazione a una platea più ampia di fornitori e, nelle intenzioni del legislatore, restituendo flessibilità alle imprese nella pianificazione dei propri piani di sviluppo.

Le richieste di Confindustria e i tempi di attuazione

A tenere alta la pressione sul governo, in queste settimane, è stato in particolare il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, il quale ha più volte ribadito l’urgenza di sbloccare gli strumenti fermi al palo. In un contesto internazionale già segnato da tensioni geopolitiche e da un’impennata dei costi energetici, l’incertezza sulle agevolazioni rischiava, secondo la sua analisi, di compromettere la fiducia degli imprenditori e di tradursi in un rinvio generalizzato delle decisioni di spesa. Dopo un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) avvenuto nei giorni scorsi, Orsini ha fornito una indicazione temporale precisa: il decreto attuativo, necessario per rendere concretamente operativa la misura attraverso la piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), dovrebbe vedere la luce nei primi dieci giorni di maggio. Un tempismo, questo, che la stessa Confindustria ha definito cruciale per non vanificare ulteriormente le aspettative di chi, nonostante le incertezze, ha già pianificato investimenti in innovazione tecnologica.

Il nodo degli “esodati 5.0” e le risorse per la transizione

Accanto alle novità strutturali dell’iperammortamento, rimane aperto il capitolo relativo ai cosiddetti “esodati” del precedente piano Transizione 5.0. Il decreto fiscale ha infatti affrontato anche la situazione di quelle imprese che, pur avendo effettuato investimenti nella parte finale del 2025, erano rimaste escluse dalle agevolazioni a causa dell’esaurimento dei fondi stanziati per il credito d’imposta. Per queste realtà, il provvedimento ha previsto lo sblocco parziale delle risorse, sebbene con un meccanismo che, secondo le prime ricostruzioni, riduce l’entità del beneficio rispetto alle attese iniziali. Non solo: vengono escluse dall’agevolazione alcune tipologie di spesa precedentemente incluse, come quelle per i sistemi di gestione dell’energia e per gli impianti fotovoltaici destinati all’autoconsumo, con la conseguenza che per molti il credito effettivamente riconosciuto risulta inferiore al 15% dell’investimento sostenuto.

Sul fronte delle risorse complessive, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha fornito rassicurazioni in occasione del tavolo convocato con le associazioni d’impresa, confermando che l’intera dotazione finanziaria per la Transizione 5.0, considerando sia la versione precedente (quella a credito d’imposta) sia la nuova versione basata sull’iperammortamento, raggiunge complessivamente i 14 miliardi di euro. Di questi, una parte consistente – 9,8 miliardi – è destinata proprio al nuovo iperammortamento triennale, una cifra che, secondo il governo, dovrebbe garantire la copertura necessaria per accompagnare la transizione tecnologica ed energetica del tessuto produttivo nazionale fino al 2028.

Le procedure operative e la documentazione richiesta

In attesa del via libera definitivo e dell’apertura della piattaforma informatica, rimane da definire nei dettagli l’iter burocratico che le imprese dovranno seguire per accedere al beneficio. La meccanica dell’iperammortamento, che agisce in aumento del costo fiscalmente ammortizzabile dei beni, prevede una maggiorazione che varia a seconda dell’importo investito: fino al 180 per cento per la quota di investimenti sino a 2,5 milioni di euro, al 100 per cento per la tranche successiva sino a 10 milioni e al 50 per cento per quella sino al tetto massimo di 20 milioni di euro. La procedura richiederà l’invio di comunicazioni preventive e di conferma al GSE, oltre alla conservazione di una documentazione rigorosa: per i beni di costo superiore ai 300 mila euro, la legge impone una perizia tecnica asseverata rilasciata da professionisti abilitati, mentre per gli importi inferiori è possibile optare per una dichiarazione sostitutiva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.