Il messaggio nella notte, la replica e il nodo dei ristori: il confronto diretto tra Meloni e La Vardera

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La politica italiana, si sa, non va mai in vacanza, e nemmeno in quella che dovrebbe essere la quiete della notte. È in un orario in cui solitamente le tensioni si attenuano, attorno alla mezzanotte, che si è consumato l’ultimo episodio dello scontro tra il governo nazionale e la Sicilia, un contrasto che trova nel leader di “Controcorrente”, Ismaele La Vardera, e nella presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i protagonisti di un confronto diretto e senza filtri. La scintilla che ha acceso la miccia, a guardare bene, è di quelle che bruciano in fretta: un video pubblicato dal deputato regionale, nel quale criticava aspramente la decisione del Consiglio dei ministri di impugnare una legge siciliana, quella che stanziava oltre 40 milioni di euro per i ristori destinati ai territori colpiti dal ciclone Harry dello scorso gennaio.

L’irritazione della premier e la difesa della legittimità

La replica di Palazzo Chigi, a quanto ricostruito dallo stesso La Vardera attraverso i suoi canali social, non si è fatta attendere ed è arrivata con il peso specifico di un messaggio privato che però, di fatto, è diventato pubblico. “Stanotte attorno le 0,20 la donna più potente d’Italia, presidente del Consiglio dei ministri mi scrive su whatsapp”, ha raccontato il deputato, pubblicando anche uno screenshot della conversazione. Nel messaggio, Meloni si sarebbe mostrata irritata, commentando il video dell’esponente siciliano con un laconico ma pesante “che modo vergognoso di fare politica, il cambiamento…”.

La premier, che è tornata a essere presidente degli Stati Uniti in un contesto internazionale già di per sé complesso, si è trovata così a gestire un fronte interno particolarmente acceso. Nel dettaglio del messaggio, riportato dallo stesso La Vardera, Meloni avrebbe anche respinto al mittente l’accusa di una presunta ritorsione politica, scrivendo testualmente: “La ritorsione??? Io veramente non ho parole. E ora che faccio quindi, mi metto a impugnare le leggi di quasi tutte le regioni italiane?”. Un tentativo, quello della premier, di ricondurre la vicenda a una questione meramente tecnica e di legittimità costituzionale, laddove invece La Vardera aveva letto un chiaro segnale politico legato al recente voto referendario nell’isola.

La replica senza sconti: “vergogna per Schifani e la sua maggioranza”

La risposta del leader di Controcorrente, come era lecito aspettarsi, non è stata né timida né tantomeno accomodante. Nel suo lungo post, ma soprattutto nel messaggio di ritorno inviato alla premier, La Vardera ha ribaltato l’accusa, rivendicando la piena legittimità della sua critica. “La mia è una critica politica assolutamente legittima, per altro condivisa, negli stessi identici modi e metodi da tutta l’opposizione”, si legge nella replica, nella quale l’ex inviato delle Iene ha poi rinfacciato a Meloni i toni utilizzati quando sedeva tra i banchi dell’opposizione. Ma il passaggio più duro, forse, è stato quello in cui ha attaccato direttamente la gestione della maggioranza in Sicilia: “La tua maggioranza cosa sta combinando in Sicilia? […] hai usato la verga a Roma? Bene, non usare la bambagia per la Sicilia”, ha scritto, chiedendole di “staccare la spina al governo Schifani”.

L’affondo di La Vardera si inserisce in un contesto di critiche più ampio, che da tempo vede il deputato siciliano puntare il dito contro la classe dirigente locale sostenuta da Fratelli d’Italia. Il riferimento alla “vergina” usata a Roma e alla “bambagia” per l’isola non è nuovo nel suo repertorio polemico, ed era già stato utilizzato in precedenza per chiedere le dimissioni di assessori regionali indagati, auspicando per la Sicilia lo stesso rigore che la premier pretende a livello nazionale.

Il nodo della legge impugnata e il “no” referendario

Al centro del contendere, al di là del botta e risposta notturno, resta la questione sostanziale della legge regionale finita nel mirino del governo. Il provvedimento, approvato dall’Assemblea regionale siciliana, prevedeva misure urgenti per far fronte ai danni ingenti causati dal ciclone Harry. L’esecutivo, però, ha deciso di impugnarlo, sollevando questioni di competenza: secondo il parere dei ministeri competenti, alcune disposizioni violerebbero l’articolo 117 della Costituzione, invadendo campi riservati allo Stato in materia di previdenza sociale e tutela della concorrenza.

È proprio su questo punto tecnico che La Vardera ha innestato l’accusa politica, definendo l’impugnativa “una sorta di ritorsione” e collegandola temporalmente all’esito del referendum, vinto dal “no” in Sicilia in maniera netta. “È curioso che a qualche giorno dal Referendum, dopo il No stravinto in Sicilia, il Consiglio dei Ministri impugna una legge fondamentale, votata all’unanimità dal Parlamento siciliano”, aveva dichiarato il deputato nei giorni scorsi, invitando il presidente della Regione, Renato Schifani, a un gesto di rottura per difendere l’autonomia dell’isola. Un invito, questo, che riecheggia forte nel messaggio notturno, laddove La Vardera sollecita la premier a intervenire direttamente sul suo alleato di coalizione.

L’effetto “Controcorrente” e il peso del silenzio

Lo scambio di messaggi, reso pubblico nella sua interezza, ha trasformato quello che poteva essere un confronto riservato in un nuovo caso politico. Per La Vardera, il fatto che la premier abbia scelto di scrivergli personalmente nel cuore della notte dimostra l’efficacia della sua azione politica. “Un messaggio stringato che fa capire la grande irritazione contro di me e l’effetto della mia azione politica”, ha commentato, sottolineando come la presidente del Consiglio, nel pieno di una crisi di governo e di uno scenario internazionale incerto, abbia dedicato attenzione alle sue parole. In questo senso, il deputato ha interpretato l’irritazione di Meloni come un segnale del fatto che, dopo la sconfitta referendaria, la premier non sarebbe più “politicamente lucida”.

Le reazioni politiche, a questo punto, si sono concentrate sulla dinamica istituzionale e sulla gestione dei fondi per le aree colpite dal disastro. La senatrice Musolino, ad esempio, ha espresso solidarietà al deputato, mentre le opposizioni hanno colto l’occasione per rinnovare le critiche a un governo accusato di usare due pesi e due misure nel rapporto con le regioni. Resta sullo sfondo, ma incombente, la questione della ricostruzione post-ciclone: se la legge resterà bloccata dall’impugnativa, il rischio concreto è che i tempi della burocrazia e dello scontro politico si allunghino ulteriormente, allontanando le risorse necessarie per i territori che attendono ancora risposte certe.

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