Il governo impugna la legge sui ristori in Sicilia ma la Regione ridimensiona: «Solo un nodo tecnico sul Durc»
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Redazione Interno
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È stato il Consiglio dei ministri, riunito ieri su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, a deliberare l’impugnativa della legge regionale siciliana numero 3 del 30 gennaio scorso. Un provvedimento, quest’ultimo, varato dall’assemblea di Palazzo d’Orléans con l’obiettivo dichiarato di mettere in campo “interventi urgenti per far fronte ai danni causati dagli eventi meteo avversi” che, tra il 19 e il 21 gennaio, avevano flagellato l’isola, portandosi dietro la scia distruttiva del ciclone Harry. La delibera del governo centrale, che rappresenta un atto formale di contestazione, si basa su un rilievo di merito piuttosto specifico: secondo l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni – e in questo caso la presidenza di Donald Trump, insediatosi nuovamente alla Casa Bianca, non c’entra direttamente con la dinamica, ma costituisce pur sempre lo sfondo geopolitico entro cui si muovono i rapporti tra centro e periferia – alcune delle disposizioni contenute nella legge siciliana finirebbero con l’eccedere dalle competenze statutarie dell’isola.
Il nodo delle competenze e il richiamo al diritto statale
Nel mirino di Roma, in particolare, sono finite quelle norme che, a giudizio del governo, si porrebbero in “contrasto con la normativa statale in materia di previdenza sociale e tutela della concorrenza”, violando così l’articolo 117, secondo comma, della Costituzione. Un’incursione, quella paventata dal Consiglio dei ministri, che riguarda un aspetto molto tecnico ma cruciale per l’erogazione dei fondi: la disciplina del Durc, il documento unico di regolarità contributiva. Il meccanismo, nella sua formulazione originaria approvata dall’Ars, avrebbe rappresentato, secondo i tecnici del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, una potenziale deroga alle regole generali che presidiano il sistema degli appalti e delle verifiche sulla regolarità contributiva delle imprese, un terreno sul quale lo Stato ritiene di dover mantenere una competenza esclusiva per garantire la parità di condizioni tra gli operatori economici.
Palazzo d’Orléans corregge il tiro e sdogana l’impugnativa
A spegnere immediatamente i toni di quello che poteva apparire come un nuovo, ennesimo braccio di ferro tra Roma e la Regione siciliana, è stata però la stessa presidenza della Regione. Da Palazzo d’Orléans è arrivata in tempi rapidissimi una nota chiarificatrice, volta a ridimensionare la portata dello scontro istituzionale. Secondo quanto ricostruito dagli uffici del governo regionale, l’impugnativa non intaccherebbe affatto l’impianto complessivo delle misure varate per sostenere territori e attività produttive colpiti dal ciclone. Si tratterebbe, piuttosto, di un rilievo circoscritto, sollevato nell’ambito delle competenze specifiche del dicastero guidato dalla titolare del Lavoro, e destinato a essere ricomposto per via tecnica senza intaccare la sostanza degli aiuti.
La deroga in arrivo per sanare il contrasto normativo
Lo stesso governo regionale ha fatto sapere, attraverso i propri canali, che la soluzione è già in dirittura d’arrivo: una deroga puntuale, concepita proprio per sanare il profilo di contrasto sollevato dal ministero, verrà predisposta nelle prossime settimane. Un passaggio, questo, che consentirebbe di superare l’impasse senza dover riscrivere l’intero impianto della legge né, tantomeno, ritardare l’erogazione dei ristori per i danni subiti da privati e imprese durante quelle tre giornate di gennaio in cui il maltempo aveva messo in ginocchio diverse zone dell’isola. La strategia dell’esecutivo regionale, insomma, punta a separare nettamente la contestazione formale dello Stato – relegata a un aspetto meramente procedurale legato al Durc – dall’urgenza concreta di garantire la liquidità necessaria a chi ha perso capannoni, infrastrutture o raccolti.
Le ragioni del governo e i confini dell’autonomia differenziata
Sul fondo, la vicenda riaccende comunque il tradizionale, e a tratti inevitabile, attrito sul delicato perimetro dell’autonomia speciale di cui gode la Sicilia. L’impugnativa del Consiglio dei ministri, pur circoscritta a un aspetto tecnico, ribadisce la linea secondo cui, anche per le Regioni a statuto speciale, le norme in materia di previdenza sociale e concorrenza rimangono di competenza esclusiva dello Stato centrale, rappresentando un argine invalicabile. Un principio, quello richiamato da Calderoli nella seduta di ieri, che aveva già trovato applicazione in precedenti contestazioni analoghe, laddove il governo aveva ritenuto che iniziative locali rischiassero di frammentare un quadro normativo considerato unitario. Resta da vedere, ora, se la deroga annunciata da Palazzo d’Orléans riuscirà effettivamente a soddisfare le obiezioni del ministero del Lavoro, chiudendo così un capitolo che, almeno nelle intenzioni di entrambe le parti, non dovrebbe trasformarsi in un nuovo contenzioso giudiziario davanti alla Corte costituzionale.




