L’addio a Beccalossi, tra i ricordi di Ruggeri e il dolore di Altobelli: “Mio fratello”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un fiume silenzioso ha invaso il quartiere San Polo, a Brescia, per tributare l’ultimo saluto a Evaristo Beccalossi, l’estroso numero dieci che aveva incantato San Siro negli anni d’oro. Scomparso a sessantanove anni, l’ex centrocampista lascia un vuoto che va ben oltre il rettangolo verde, toccando le corde più profonde del mondo della musica e dello sport; la cerimonia funebre, celebrata nella chiesa della Conversione di San Paolo, ha offerto la prova tangibile di come il "Becca" fosse molto più di un semplice calciatore. A margine delle esequie, a dare voce al cordoglio generale è stato il cantautore Enrico Ruggeri, il quale ha voluto ricordare l’amico con parole che rimandano a una complicità rara: “Sono tantissimi i ricordi – ha confessato – viaggi fatti assieme, progetti, stupidaggini, cene. È morto uno dei miei fratelli”. Una dichiarazione che spoglia il personaggio pubblico per restituire l’immagine di un uomo capace di tessere legami profondi, lontano dalle luci dei riflettori.

Il vuoto lasciato nell’ambiente nerazzurro

La notizia della scomparsa ha sconvolto non solo i compagni di squadra, ma anche tutti coloro che lo avevano incrociato nel corso di una carriera spesa con la maglia dell’Inter. La dirigenza del club milanese si è presentata compatta per porgere le condoglianze alla famiglia (composta dalla moglie Daniela e dalla figlia Nagaja), schierando una delegazione di peso con volti simbolici come Javier Zanetti, Francesco Toldo, Ausilio, Catanese e Vecchi; accanto a loro, in una commistione rara tra sport e spettacolo, hanno preso posto anche Max Pezzali e una lunga teoria di ex atleti. Sulla cassa, a sigillare un’esistenza spesa per i colori nerazzurri, non potevano mancare la sciarpa e la mitica maglia numero dieci, quest’ultima accompagnata da quella del Brescia, a ricordare le radici calcistiche di un talento puro.

Dalla radio alle lacrime silenziose

Il dolore è stato raccontato anche in diretta radiofonica, dove il noto duo Fabio Caressa e Ivan Zazzaroni ha voluto omaggiare l’estro del campione, definito da loro come un “giocatore di classe sopraffina” che, nonostante il tempo, era “rimasto sempre sé stesso”. Zazzaroni, in particolare, ha preferito fissare nella memoria l’aspetto più solare del centrocampista, sottolineando come sarà difficile dimenticare “il sorriso e le battute” di un uomo che ha segnato un’epoca. Tuttavia, l’accento più drammatico e toccante è arrivato dalle parole di Mattia Altobelli, figlio di Alessandro, storico "Spillo" nonché compagno di mille battaglie di Beccalossi: “Papà non si dà pace, perde un fratello”. Un messaggio arrivato da lontano, visto che Altobelli senior è bloccato all’estero per lavoro e, come ha rivelato il figlio, non riesce a trovare un attimo di requie, tanto forte è il legame che li univa fin dai giorni del loro primo scudetto vinto insieme.

Una folla commossa e l'eredità di un fuoriclasse

La chiesa del quartiere si è rivelata troppo piccola per contenere la marea umana accorsa per l’estremo saluto; molti dei presenti hanno seguito la funzione all’esterno, accomunati dal ricordo di chi, con i suoi dribbling, sapeva rendere felici i tifosi. Se Ruggeri ne ha celebrato l’anima, altri hanno sottolineato l’importanza di un calcio che non esiste più, fatto di fantasia e inventiva. Beccalossi, se n’è andato circondato dall’affetto di chi gli voleva bene, tra cui spiccavano i nomi di Beppe Bergomi e Lele Oriali, mentre i tifosi della Curva Nord hanno esposto striscioni in sua memoria. La salma, vegliata da tutta la città, lascia in eredità un esempio di come si possa essere grandi senza perdere mai la semplicità, un valore che né il tempo né le sconfitte sono riusciti a scalfire.

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