Intesa tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz, i pasdaran annunciano l'accordo sui ricavi
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Redazione Economia
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Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato di aver raggiunto un accordo con l'Oman in merito alla ripartizione delle acque dello Stretto di Hormuz e alla divisione dei relativi introiti, derivanti dai pedaggi di transito. La dichiarazione è stata resa nota dal portavoce dei pasdaran, Hossein Mohebi, al termine di un mese di negoziati che hanno portato a "risultati accettabili da entrambe le parti", come egli stesso ha dichiarato durante un incontro a Teheran tra i ministri degli Esteri dei due Paesi.
Lo Stretto di Hormuz, che l'Iran rivendica come sotto il proprio controllo, rappresenta un punto nevralgico per il traffico marittimo globale, e la nuova intesa bilaterale potrebbe ridisegnare gli equilibri di una delle vie d'acqua più strategiche del pianeta.
Dettagli dell'intesa e il ruolo di mediazione dell'Oman
Secondo quanto riferito dal portavoce Mohebi, durante i negoziati con l'Oman sono stati definiti non solo i confini delle rispettive quote nelle acque dello Stretto, ma anche la suddivisione dei ricavi che l'Iran e il Sultanato otterranno dalla gestione del transito. Un aspetto rilevante emerso dalle dichiarazioni dei pasdaran riguarda il tentativo degli Stati Uniti di "ostacolare i lavori" per la finalizzazione dell'accordo, un'ingerenza che, secondo Teheran, avrebbe causato ritardi nel processo.
L'Oman svolge storicamente un ruolo di mediatore nella regione, e questa intesa rappresenta un passo significativo per consolidare la cooperazione tra i due Paesi rivieraschi, al di là delle tensioni che coinvolgono Washington e l'amministrazione Trump.
Il controllo militare e le implicazioni geopolitiche
Il portavoce dei pasdaran ha ribadito con fermezza il controllo totale dell'Iran sullo Stretto, sottolineando che "le navi da guerra nemiche sono a una distanza di almeno 400 km" dalla via navigabile, e che nessuna imbarcazione può attraversarla senza l'autorizzazione di Teheran. Questa affermazione si inserisce in un contesto di forti tensioni militari, con l'Iran che ha esteso la propria area operativa a 400 chilometri dallo Stretto, consolidando una presenza che precede l'ondata di conflitti scoppiata a fine febbraio.
La strategia di Teheran sembra quindi quella di blindare il proprio vantaggio strategico, utilizzando l'accordo con l'Oman per legittimare il controllo congiunto della via d'acqua, pur mantenendo una posizione intransigente nei confronti degli Stati Uniti, condizionando qualsiasi futura riapertura a un cambio di rotta da parte di Washington.
Impatto sui mercati: il calo del petrolio e la reazione della borsa
La notizia dell'intesa tra Iran e Oman ha avuto un effetto immediato sui mercati finanziari, contribuendo a un rallentamento del prezzo del petrolio che ha attenuato i timori legati all'inflazione. Il Wti ha registrato una flessione del 2,20% a New York, scendendo a 80,55 dollari al barile, mentre il Ftse Mib ha mostrato un rialzo marginale dello 0,45%, beneficiando del sentiment positivo generato dalla prospettiva di una soluzione per la circolazione delle merci attraverso lo Stretto.
La discussione su una rotta marittima congiunta temporanea ha dunque fornito un sollievo agli operatori, anche se l'incertezza rimane alta, considerando che la piena riapertura dello Stretto resta subordinata al rispetto delle condizioni iraniane e a un accordo più ampio con gli Stati Uniti.
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