PresaDiretta, la nuova puntata indaga sui presunti safari umani a Sarajevo e l’Argentina di Milei
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La prima serata di Rai 3, domenica 15 marzo 2026, torna a essere il palcoscenico di un doppio appuntamento con l’approfondimento condotto da Riccardo Iacona, il quale guiderà il pubblico attraverso due reportage di forte impatto, capaci di connettere una ferita aperta del passato europeo con le lacerazioni sociali del presente sudamericano. Si parte, con PresaDiretta Open, da uno dei capitoli più oscuri e meno indagati dell'assedio di Sarajevo, quel conflitto balcanico che tra il 1992 e il 1995 trasformò la città in una gabbia a cielo aperto sotto il tiro dei cecchini. La trasmissione, basandosi anche su quanto emerso dal documentario sloveno Sarajevo Safari, ricostruisce l'ipotesi investigativa, già al vaglio della Procura di Milano, secondo cui alcuni cittadini italiani facoltosi, insieme ad altri stranieri, avrebbero pagato somme ingenti, si parla di decine di migliaia di euro, per raggiungere le postazioni dell'esercito serbo-bosniaco sulle colline circostanti la città e sparare sui civili, come in una macabra battuta di caccia. Un ex ufficiale dell'intelligence bosniaca, le cui dichiarazioni sono state raccolte e verificare, ha raccontato degli interrogatori di un soldato serbo catturato, il quale rivelò la presenza di questi stranieri, definendoli non come mercenari, bensì come cacciatori del fine settimana, persone agiate che cercavano l'ebbrezza di un omicidio a distanza, lontani dal fronte e al sicuro dai rischi del conflitto.
La macchina del fango e le ramificazioni dell'inchiesta giudiziaria
Nel corso della puntata, le telecamere di PresaDiretta cercheranno di fare luce sul meccanismo che avrebbe reso possibile questa pratica, definita "safari umano", e sulle sue presunte ramificazioni italiane. Le ricerche del giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, autore di un'inchiesta che ha dato nuovo impulso alle indagini, hanno portato alla luce dettagli inquietanti: un'agenzia con sede a Milano, operante nel settore della security e dei contractor, avrebbe fatto da collettore per le "adesioni", mettendo in contatto i potenziali cecchini volontari con l'organizzazione logistica che faceva capo ai serbi. Il racconto, che si avvale della testimonianza di un ex diplomatico italiano in servizio all'epoca nella regione, si concentra poi sul ruolo di Trieste, città indicata come un possibile snodo cruciale per l'arrivo e lo smistamento di questi individui diretti verso la zona di guerra, passando probabilmente per Belgrado e poi per Pale, roccaforte dei serbi di Bosnia. La Procura di Milano, con il fascicolo aperto dal pubblico ministero Alessandro Gobbis, sta attualmente vagliando elementi che potrebbero configurare i reati di omicidio volontario plurimo, aggravato dalla crudeltà, un procedimento reso possibile dall'imprescrittibilità di questi delitti nell'ordinamento italiano e che potrebbe arrivare a colpire, qualora fossero ancora in vita, quei presunti assassini che oggi conterebbero tra i 65 e gli 82 anni.
Il rigoroso shock argentino e il prezzo pagato dai più deboli
Nella seconda parte della serata, l'analisi si sposta dall'Europa dilaniata dalla guerra degli anni Novanta all'America Latina di oggi, con un reportage intitolato "Shock e rigore" che esplora le conseguenze sociali della terapia d'urto applicata dal presidente argentino Javier Milei. Le immagini mandate in onda mostreranno un Paese diviso tra i primi segnali di ripresa macroeconomica, come il calo dell'inflazione e la crescita del PIL, e un tessuto sociale sempre più logoro, dove la cura da cavallo imposta dal governo libertario sta producendo effetti devastanti su fasce consistenti della popolazione. Le telecamere di Iacona si sono mosse tra Buenos Aires e la provincia di Santa Fe per documentare la realtà delle mense popolari e delle associazioni di volontariato, le quali distribuiscono migliaia di pasti al giorno a una platea di beneficiari che oggi include non solo i poveri storici, ma anche pensionati e lavoratori un tempo appartenenti al ceto medio, finiti nell'ingranaggio della povertà a causa della chiusura di imprese e della forte contrazione industriale. In questo scenario, mentre i cieli della capitale vedono sfilare i nuovi caccia F-16 acquistati dal governo, a terra si consuma il paradosso di un'economia che, per risanare i conti, sembra aver dimenticato il costo umano delle sue ricette, un tema, quello dell'austerità, che il programma prova a riportare all'attenzione del pubblico anche in chiave italiana.
L'eredità del PNRR e le crepe nell'Italia delle opere incompiute
Dall'Argentina, l'inchiesta fa inevitabilmente ritorno in Italia per misurarsi con gli effetti dei tagli dell'ultima legge di bilancio e con lo stato di salute delle infrastrutture nazionali, un tema reso ancora più spinoso dall'approssimarsi dell'epilogo dei fondi del PNRR. La riflessione offerta da PresaDiretta si concentra su quei progetti che dovevano rappresentare la modernizzazione del Paese e che invece giacciono incompiuti, come il ponte crollato da anni in Abruzzo o la pericolosa Strada statale 106 Jonica in Calabria, arterie simbolo di una manutenzione rimandata e di una progettualità fragile. Non manca un passaggio a Borgo Mezzanone, in Puglia, per raccontare la paradossale condizione della più grande baraccopoli d'Europa, dove i fondi destinati al superamento degli insediamenti abusivi non sono ancora giunti, e l'attenzione si sposta su una scuola prefabbricata del 1981 ancora in uso nello stesso territorio. Un viaggio, questo, che prova a interrogarsi sulle prospettive future di un sistema economico e sociale che, una volta esaurite le risorse straordinarie europee, potrebbe trovarsi a fare i conti con le stesse fragilità che oggi si cercano faticosamente di tamponare.




