La Lamborghini Miura SV del ’72 torna alle origini dopo tre anni di restauro firmato Polo Storico
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La terrazza del Pincio a Roma, quella che abbraccia la Casina Valadier, ha fatto da cornice alla prima edizione dell’Anantara Concorso Roma, una rassegna internazionale che dal 16 al 19 aprile ha celebrato le sportive italiane più iconiche. Tra queste, a rubare la scena è stata una Lamborghini Miura SV del 1972, appena uscita dalle mani del Polo Storico di Sant’Agata Bolognese dopo un restauro durato tre anni. Un’opera certosina, quella condotta dagli specialisti della casa, che ha riportato l’esemplare – giunto alla fine del 2023 in una configurazione difforme dalle specifiche originali – alla sua identità più autentica.
Proprietà del collezionista William Heinecke, presidente di Minor Group, la vettura è stata smontata completamente, analizzata in ogni suo componente e quindi ricostruita seguendo scrupolosamente quanto indicato nella scheda di produzione d’epoca. Non è stato un semplice lavoro di carrozzeria, bensì una vera indagine storica, perché ogni dettaglio esteriore è stato ripristinato come da disegno: dalle griglie anteriori sul cofano alle alette sopra le maniglie, riportate ai loro corretti bordi arrotondati, fino alle veneziane posteriori che oggi rispettano nuovamente le normative dell’epoca. E ancora, i monodadi ottagonali e i terminali di scarico soprannominati “tipo Bob” – dal nome dello storico collaudatore Bob Wallace – sono tornati a equipaggiare la coda di questaMiura.
Un’ossessione cromatica nata dagli archivi di fabbrica
Se la meccanica e la carrozzeria richiedevano precisione, la sfida più affascinante è stata quella cromatica. La Miura SV è stata riverniciata in una tonalità dimenticata, quel “Luci del Bosco” (un marrone profondo) che il reparto After Sales di Lamborghini, guidato da Giuliano Cassataro, ha dovuto letteralmente re-inventare a partire dai documenti storici. Lo stesso Cassataro, ai microfoni di Corriere Motori, ha spiegato che ogni intervento è stato eseguito per garantire la conformità agli standard d’epoca, ma nessuno poteva immaginare la difficoltà nel riprodurre una nuance evolutasi nel corso dei diversi anni di produzione del modello. A completare l’opera, l’abitacolo è stato riconfigurato nel colore “Senape”, ripristinando persino la predisposizione per l’aria condizionata e quelle quattro frecce di emergenza che nel tempo erano rimosse.
Nell’officina del tempo: il lavoro certosino su volante e freno a mano
L’intervento dei tecnici non si è limitato alla lattoneria. Aprendo le portiere, si scopre che anche il volante è stato sostituito con un esemplare più compatto, così come la leva del freno a mano è stata allungata per tornare alle specifiche originali del 1972. Ogni elemento, insomma, è stato passato al setaccio. Questa Miura SV, arrivata a Sant’Agata Bolognese privatamente e senza un assetto visivamente fedele alla sua nascita, è stata rimessa in sesto rispettando una filosofia rigida che il marchio non tradisce mai. Non si tratta di personalizzare, ma di cancellare gli errori commessi da proprietari precedenti, quasi come se si svolgesse un lavoro da antiquari più che da meccanici.
L’esposizione romana ha coinciso con il sessantesimo anniversario della Miura, considerata la prima vera supercar della storia grazie a quel motore V12 centrale firmato da Marcello Gandini che sconvolse i canoni degli anni Sessanta. Accanto a questo esemplare restaurato, il pubblico ha potuto ammirare altre vetture storiche del marchio, come due Countach 25th Anniversary e un’altra Miura P400 del 1968. Quest’ultima, protagonista del film The Italian Job e data per distrutta in una leggenda metropolitana, è stata invece recuperata e certificata proprio dal Polo Storico, dimostrando come l’archivio della casa bolognese sappia ancora riservare sorprendenti scoperte.
Il collezionismo incontra la filologia meccanica
Il lavoro di Watch, invece, è durato oltre 36 mesi. Dal ritrovamento della scheda di produzione alla ricostruzione delle parti mancanti, il Polo Storico ha dimostrato perché sia considerato il custode ufficiale della memoria del Toro. La Miura SV esposta non è solo un’automobile, ma il risultato di una caccia al dettaglio quasi ossessiva: le prese d’aria, le maniglie con i bordi arrotondati e persino le lamelle posteriori sono state perfezionate per adeguarsi alle norme di sicurezza e di design dell’epoca, cancellando qualsiasi modifica postuma ritenuta non autentica. Una scelta di campo precisa, che rifiuta qualsiasi interpretazione moderna o “restomod” per abbracciare una fedeltà totale al progetto originale.
L’evento capitolino ha quindi fatto da vetrina a un fenomeno che va ben oltre la semplice esposizione statica. Per i collezionisti, che si contendono i pochi esemplari superstiti della serie SV (prodotti in sole 150 unità), possedere una vettura con il certificato di autenticità del Polo Storico rappresenta il massimo garanzia di valore. Nel silenzio della ricerca d’archivio, lontano dalle luci dei saloni, si gioca la partita più importante per la conservazione di un’eredità culturale su quattro ruote, dove ogni bullone e ogni riflesso di vernice devono raccontare la stessa storia di cinquant’anni fa.
Meta Description: A Roma la Lamborghini Miura SV del ’72 restaurata dal Polo Storico in tre anni. Vernice Luci del Bosco e interni Senape per la supercar di Gandini.




