La Lamborghini Miura spegne sessanta candeline, la vettura che nel 1966 riscrisse le regole delle sportive

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’era una volta, ed era esattamente il 10 marzo del 1966, il Salone dell’automobile di Ginevra, un appuntamento che ancora rappresentava la vetrina più ambita per i costruttori di tutto il mondo. In quell’occasione, tra i padiglioni affollati di curiosi e intenditori, fece il suo debutto una vettura destinata a cambiare per sempre il concetto stesso di automobile ad alte prestazioni: la Lamborghini Miura. Non si trattava, come spesso accadeva all’epoca, di una semplice evoluzione di schemi noti, bensì di una vera e propria rivoluzione copernicana applicata al mondo delle quattro ruote. Per la prima volta, infatti, una casa automobilistica decideva di trasferire su un modello di serie, omologato per la circolazione stradale, soluzioni tecniche fino a quel momento appannaggio quasi esclusivo delle competizioni. Il motore, un poderoso V12 da 3,9 litri, non veniva collocato anteriormente, come voleva la tradizione delle granturismo, ma trovava posto in posizione centrale posteriore, e per di più montato trasversalmente, un’architettura che ne esaltava l’ingombro e la resa dinamica, regalando alla vettura un comportamento stradale fino ad allora sconosciuto.

Un lampo di genio firmato Bertone che univa meccanica e bellezza senza tempo

A vestire quel telaio rivoluzionario, frutto del lavoro di giovani ingegneri come Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani, ci pensò la carrozzeria Bertone nella persona di un altrettanto giovane e promettente Marcello Gandini. Il suo disegno, caratterizzato da una linea di cintura bassissima, da un cofano spiovente e da quei fari anteriori a scomparsa dotati di “ciglia” in plexiglas che sarebbero diventati un tratto distintivo, riuscì nell’impresa di rendere tangibile la potenza e l’innovazione meccanica racchiuse sotto la scocca. La Miura, alta poco più di un metro, lunga 4,36 metri, non era solo un concentrato di tecnologia, ma anche e soprattutto un oggetto di design sensuale e aggressivo al tempo stesso, capace di catalizzare gli sguardi e di far sembrare improvvisamente antiquate tutte le altre vetture presenti al Salone. Quel modello, che prendeva il nome da una celebre razza spagnola di tori da combattimento, un omaggio di Ferruccio Lamborghini al suo mondo, inaugurò di fatto una tradizione destinata a durare nel tempo.

Numeri da record e un successo di vendite che superò ogni più rosea previsione

La risposta del pubblico e della critica fu immediata e fragorosa, tanto che le stime di produzione, inizialmente prudenziali, vennero rapidamente superate. La Miura P400, con i suoi 350 cavalli e una velocità massima che toccava i 280 chilometri orari, divenne immediatamente l’auto di serie più veloce del mondo, un primato che contribuì ad alimentare il mito. Nei sette anni di produzione, fino al 1973, gli esemplari costruiti furono 763, un numero che oggi appare esiguo ma che all’epoca rappresentò un successo commerciale di rilievo per una piccola casa artigianale come Lamborghini. Le versioni si susseguirono: nel 1968 arrivò la Miura S, con una potenza leggermente incrementata e qualche rifinitura in più, mentre nel 1971 fu la volta della definitiva Miura SV, capace di erogare 385 cavalli e di spingersi fino a 290 km/h, riconoscibile per la coda più larga e per l’assenza delle celebri ciglia sui fari.

Un programma di eventi internazionali per onorare l’eredità della prima supercar

A sessant’anni esatti da quel leggendario debutto, la casa di Sant’Agata Bolognese ha messo in moto una serie di iniziative per celebrare degnamente l’anniversario del modello che ne ha definito il Dna. Il clou delle celebrazioni sarà un tour esclusivo organizzato dal Polo Storico, il dipartimento heritage del marchio, che dal 6 al 10 maggio guiderà una selezione di clienti e collezionisti a bordo delle loro Miura attraverso i paesaggi del Nord Italia, toccando luoghi simbolo per la storia del marchio. Parallelamente, iniziative si terranno anche oltreoceano, come la classe dedicata alla Miura nell’ambito di ModaMiami, a testimonianza di un fascino che non conosce confini geografici né generazionali. Lo stesso Museo Ferruccio Lamborghini di Argelato partecipa ai festeggiamenti esponendo, in queste settimane, la Miura SV che appartenne al fondatore, un esemplare unico in quanto conserva le caratteristiche “ciglia” sui fari anteriori, un dettaglio che lo rende un pezzo di storia vivente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.