Raduno neonazista a Pietramurata, i docenti dell’Università di Trento: «No al razzismo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un centinaio di docenti dell’Università di Trento ha scelto di rompere il silenzio e di prendere una posizione chiara e netta contro il raduno “Ritorno a Camelot”, l’evento organizzato dal Veneto Fronte Skinheads che si terrà dal 3 al 6 settembre a Pietramurata, nel comune di Dro, e che ha sollevato un'ondata di polemiche in tutto il territorio provinciale.

La loro voce si è levata attraverso una lettera aperta pubblicata su UniTrentoMag, un documento che non si limita a una generica condanna, ma che assume il valore di un atto di responsabilità civile e politica, rivolto non solo alla comunità accademica ma all'intera cittadinanza, per ribadire con forza l'opposizione a qualsiasi forma di razzismo e alla diffusione di ideologie che richiamano apertamente il nazifascismo.

La lettera aperta dei professori: «Un'iniziativa che ci riguarda direttamente»

Nella loro lettera, i firmatari — docenti di diverse discipline e facoltà — sottolineano come la possibilità che un evento di questa natura possa svolgersi in Trentino rappresenti una questione che li tocca da vicino, in quanto membri dell'ateneo trentino ma anche e soprattutto come cittadini della Repubblica.

La loro presa di posizione non è un gesto simbolico, ma un intervento motivato dalla consapevolezza che l'università, per la sua stessa natura, è chiamata a difendere i principi della Costituzione, a partire da quello dell'antifascismo, e che non può restare inerte di fronte a manifestazioni che ne costituiscono una palese e deliberata negazione.

L'iniziativa, che si annuncia come un convegno ma che nelle intenzioni degli organizzatori si configura come un raduno identitario, ha riacceso il dibattito sui limiti della libertà di riunione e sulla necessità di bilanciare tale diritto con l'esigenza di tutelare l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, in un contesto già reso teso dalle recenti cronache politiche e sociali.

Il dispositivo di sicurezza: 140 agenti per il monitoraggio

Le forze dell'ordine non lasceranno nulla al caso. La Prefettura e la Questura di Trento, di concerto con il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, hanno predisposto un imponente dispositivo di vigilanza che vedrà impegnati tra i 120 e i 140 uomini della polizia di Stato, a partire dalla sera del 2 settembre fino al termine della manifestazione, previsto per il 6.

Le forze dell'ordine saranno operative non solo nei pressi dell'Hotel Ciclamino di Pietramurata, sede del raduno, ma anche nelle zone limitrofe, per prevenire eventuali sconfinamenti e garantire che l'evento si svolga nei limiti consentiti dalla legge, monitorando attentamente i contenuti degli interventi e la condotta dei partecipanti.

La scelta di non vietare l'evento, come spiegato in sede di Comitato, è stata dettata dall'assenza dei presupposti giuridici oggettivi che avrebbero consentito di adottare un provvedimento restrittivo, ma ciò non significa che le autorità abbiano abbassato la guardia, anzi, la presenza massiccia degli agenti testimonia la volontà di tenere sotto stretta osservazione una manifestazione che, per la sua caratura ideologica, rappresenta un banco di prova per le istituzioni locali.

Le polemiche e i gruppi presenti: da Gioventù hitleriana a Futuro Nazionale

Il clima è reso ancor più incandescente dalla prevista partecipazione di gruppi di matrice neonazista, tra cui spicca il nome di Gioventù hitleriana, un'organizzazione che da tempo è nel mirino della magistratura per le sue attività di propaganda, e di alcuni iscritti a Futuro Nazionale, il movimento che ha fatto della nostalgia per il Ventennio una delle sue bandiere identitarie.

La compresenza di queste sigle, all'interno di uno stesso spazio, ha alimentato le preoccupazioni di quanti temono che il raduno possa trasformarsi in un'occasione per rivendicare pubblicamente simboli e slogan che la legge italiana, attraverso le norme che attuano la Costituzione, considera inaccettabili.

Il sindaco di Dro, pur non potendo impedire l'evento, ha espresso tutto il suo disagio e la sua contrarietà, mentre numerosi comitati civici e associazioni antifasciste hanno annunciato iniziative di controinformazione e presidi pacifici, anche se non sono stati ancora resi noti i dettagli delle loro azioni.

Un precedente che interroga il territorio e le istituzioni

Il raduno di Pietramurata, che secondo le stime degli organizzatori dovrebbe raccogliere circa 300 partecipanti, ma che fonti di polizia valutano intorno ai 400, si configura come un appuntamento che va oltre la dimensione locale, inserendosi in un circuito di eventi della destra radicale europea, spesso caratterizzati da una retorica antieuropeista e da un forte richiamo al passato.

L'attenzione dei media, nazionale e internazionale, è alta, e questo pone la provincia di Trento, e più in generale l'intero sistema delle autonomie locali, di fronte alla necessità di definire con precisione i limiti entro cui si può muovere la libertà di espressione, senza che essa scivoli in forme di apologia del fascismo, reato previsto dall'articolo 4 della legge Scelba e dalla successiva normativa.

I docenti universitari, con il loro intervento, hanno voluto ricordare che la cultura è il primo baluardo contro il revisionismo storico e che l'università, in quanto istituzione deputata alla formazione critica delle nuove generazioni, ha il dovere di schierarsi, non in nome di una presunta neutralità, ma in difesa dei valori fondamentali della democrazia, quei valori che eventi come “Ritorno a Camelot” cercano apertamente di mettere in discussione.

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