Trenta docenti dell'università di Bologna contro la mozione per fermare i rapporti con Israele

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre un centinaio di studenti, radunatosi davanti al rettorato con megafoni e striscioni, invocava a gran voce le dimissioni del rettore Giovanni Molari e lo invitava a scendere per un confronto, definendo "vergogna" la decisione di non discutere in Senato accademico la loro mozione, un gruppo di trenta professori ha scelto una strada diversa, affidando a una lettera aperta la propria posizione. Essi, pur dichiarandosi pienamente consapevoli della grave situazione umanitaria a Gaza e auspicando una pace duratura, hanno espresso con chiarezza la loro contrarietà a qualsiasi iniziativa che miri a interrompere le collaborazioni scientifiche con i ricercatori israeliani, ritenendo che tali strumenti non siano utili al perseguimento degli obiettivi di risoluzione del conflitto.

La protesta studentesca e le occupazioni

La protesta, che ha visto momenti di tensione all'ingresso dell'ateneo con gli addetti alla sicurezza, si inserisce in un contesto più ampio di mobilitazione, il quale ha incluso anche l'occupazione della facoltà di Sociologia, un'azione che ha ricevuto il pieno appoggio del Global Movement to Gaza Trentino. Quest'ultimo, approvando le modalità di protesta, le ha definite un "diritto-dovere a opporsi al genocidio palestinese", allineandosi alla strategia del "blocchiamo tutto". I vertici dell'università, da parte loro, stanno valutando l'evolversi della situazione e hanno condannato le modalità con cui è stata portata avanti l'occupazione, distanziandosi da tali metodi pur nel contesto di un dibattito complesso.

Il cuore della mozione bocciata

La mozione avanzata dal Consiglio degli studenti, e che il rettore ha deciso di non portare in discussione, conteneva richieste precise e radicali, chiedendo all'ateneo la rescissione completa di tutti gli accordi con università e aziende israeliane, nonché la sospensione delle partnership con quelle imprese coinvolte nella fornitura di armi ed equipaggiamenti a Israele. La proposta, che sollecitava inoltre l'interruzione dei rapporti con la Nato e la Marina Militare italiana, rappresentava una replica di un testo già presentato il mese precedente e bocciato per un solo voto, a dimostrazione di quanto il tema divida profondamente l'università.

La posizione dei docenti

La lettera dei trenta docenti, indirizzata al rettore in vista della riunione del Senato accademico, costituisce dunque un elemento significativo nel dibattito interno, offrendo una prospettiva che, senza ignorare le sofferenze del conflitto, privilegia il mantenimento dei ponti della cooperazione scientifica. La loro presa di posizione, articolata e netta, sottolinea come la via dell'isolamento accademico non sia da loro considerata proficua, ponendosi in contrasto con le richieste più estreme della protesta studentesca e aggiungendo un ulteriore tassello a un confronto che appare lontano da una soluzione.

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