Oklahoma piega Denver all’overtime nella notte dei cattivi, espulso Lu Dort per un fallo su Jokic

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il rientro di Shai Gilgeous-Alexander, MVP in carica, non poteva essere più dolce per gli Oklahoma City Thunder, eppure la notte del Paycom Center difficilmente verrà ricordata soltanto per i suoi 36 punti o per il 127-121 finale che ha piegato i Denver Nuggets dopo un tempo supplementare. La partita, ennesimo capitolo di una rivalità che lo scorso anno ha regalato una semifinale di conference estenuante durata sette gare, è degenerata ben oltre il mero computo statistico quando l’orologio segnava poco più di otto minuti alla fine del quarto periodo. È in quel frangente, lontano dall’azione e con il gioco fermo per una rimessa laterale, che Lu Dort ha deciso di spostarsi intenzionalmente addosso a Nikola Jokic, colpendolo con l’anca e facendolo rovinare a terra con uno sgambetto che non lasciava spazio a interpretazioni. Il tre volte MVP, di solito impassibile e misurato, si è rialzato di scatto con uno sguardo che gelidamente non prometteva nulla di buono, andando faccia a faccia con l’avversario in una mischia che ha immediatamente attirato tutti e dieci i giocatori in campo.

L’intervento del diretto interessato e la versione della franchigia

La reazione del centro serbo, come lui stesso avrebbe spiegato a fine gara, è stata una “risposta necessaria a una mossa non necessaria”, parole che suonano come una condanna senza appello al gesto del giocatore dei Thunder. Tra i due, nel parapiglia che ne è seguito, si è inserito Jaylin Williams, finito a sua volta faccia a faccia con Jokic in un battibecco che è costato un doppio fallo tecnico a entrambi, mentre per Dort il prezzo da pagare è stato ben più salato: l’espulsione immediata per fallo flagrant di tipo due, una decisione presa dalla terna arbitrale dopo aver rivisto le immagini al monitor. L’arbitro capo James Williams, nella successiva intervista al pool reporter, ha motivato la chiamata spiegando che il contatto è stato giudicato “non necessario ed eccessivo, con un alto potenziale di infortunio”, e che tale condotta aveva innescato un altercato che non si sarebbe altrimenti placato. Dal fronte Oklahoma, invece, la versione è radicalmente diversa: coach Mark Daigneault ha minimizzato l’episodio riducendolo a un normale sfogo tra “grandi competitor” nel contesto di una partita fisica, aggiungendo in maniera quasi provocatoria che, se quella giocata deve diventare il metro per decretare un fallo maligno, allora da quel momento in poi si aspetterà lo stesso trattamento per i suoi giocatori qualora subissero un fallo analogo.

L’altra sfida, quella di Detroit: i Pistons hanno la meglio su Cleveland

Mentre in Oklahoma il dopo partita era dominato dalle scintille e dalle polemiche, a Detroit si consumava un’altra battaglia terminata ai supplementari, quella tra i Pistons e i Cleveland Cavaliers, con il punteggio di 122-119 che premia i padroni di casa al termine di una notte quantomeno bizzarra. Una serata iniziata con un curioso intoppo tecnico, quando un’impennata di corrente ha mandato in tilt il tabellone luminoso dell’impianto scatenando una sirena continua che ha costretto a uno stop di diciotto minuti nel bel mezzo del terzo quarto; un timeout forzato che non ha però spento la verve realizzativa di Jalen Duren, autore di 33 punti e 16 rimbalzi. Cade Cunningham, nonostante l’espulsione per aver raggiunto il limite di falli a due minuti dalla fine del quarto periodo, aveva già fatto la sua parte con 25 punti e 10 rimbalzi, mentre dall’altra parte Jarrett Allen e Evan Mobley, con 25 e 23 punti rispettivamente, provavano a tenere a galla una squadra priva di James Harden e Donovan Mitchell. Una partita, quest’ultima, che ha visto i Pistons rimontare uno svantaggio di nove punti a meno di tre minuti dalla sirena, approfittando anche di un episodio controverso a pochi secondi dalla fine, quando Jaylon Tyson, nel tentativo di commettere un fallo intenzionale su Daniss Jenkins, non è riuscito a impedirgli di tentare il tiro, regalandogli tre liberi che hanno di fatto consegnato l’overtime ai suoi.

Il peso di una rivalità che si riaccende

Tornando alla sfida di vertice dell’Ovest, quella tra Thunder e Nuggets è una di quelle partite che lasciano il segno, non tanto per il risultato – che pure consolida Oklahoma in vetta alla conference – quanto per l’attrito che si è generato e che difficilmente si dissolverà in vista dei prossimi appuntamenti. Jokic, autore dell’ennesima tripla doppia da 23 punti, 17 rimbalzi e 14 assist, ha dovuto sorbirsi una marcatura asfissiante e non sempre ortodossa, con Jamal Murray a smarcarsi per 39 punti nel tentativo di tenere i suoi in scia a un Gilgeous-Alexander chirurgico nonostante i lunghi minuti di assenza per infortunio. Il clima bollente, del resto, era stato annunciato già nel primo quarto dallo stesso MVP dei Thunder, il quale aveva scagliato la palla addosso a Jokic beccandosi un fallo tecnico, un preludio a quanto sarebbe accaduto di lì a poco. Lu Dort, dal canto suo, non è nuovo a certe dinamiche di gioco poco limpidissime, e la sua fama di difensore duro – alcuni diremmo “sporco” – lo ha spesso posto al centro di polemiche per l’intensità con cui interpreta il suo ruolo, un ruolo che in questa lega, fatta di stelle protette e regole che limitano la fisicità, stride sempre più con l’idea di certa difesa old style.

I numeri di una notte intensa

Cinque gare in totale nel turno infrasettimanale, ma l’attenzione degli appassionati è fatalmente catalizzata da quanto accaduto in Oklahoma e, in misura minore, dalle bizze del tabellone di Detroit. Se i Pistons trovano nei loro giovani una linfa vitale per credere in un finale di stagione da protagonisti, i Cavaliers devono recriminare per l’occasione sprecata e per l’assenza di due pedine fondamentali nello scacchiere di Kenny Atkinson, il quale ha parlato di “sfortuna” nel post-partita, quasi a voler esorcizzare una serata storta. Ma a tenere banco, inevitabilmente, è il faccia a faccia tra Jokic e Dort, con il secondo che dovrà probabilmente scontare una sospensione nelle prossime uscite, lasciando i Thunder privi di un uomo che, al di là del giudizio etico sul suo operato, rappresenta un’arma difensiva di primissimo piano. E chissà se il 9 marzo, quando i Nuggets faranno nuovamente visita ai Thunder, qualcuno avrà dimenticato quanto accaduto in questa notte di fine febbraio.

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