Concordato preventivo e acconto irpef, cosa cambia per il 2025

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Per i lavoratori autonomi e le imprese che hanno scelto il concordato preventivo per il biennio 2025-2026, il calcolo degli acconti Irpef presenta una novità significativa. Oltre alla quota ordinaria, determinata in base al reddito concordato, è previsto un versamento aggiuntivo. Questo onere, che si materializza nel primo anno di adesione all’istituto, consiste in una maggiorazione pari al 10% della differenza, se positiva, tra il reddito pattuito per il 2025 e quanto effettivamente dichiarato per l’anno precedente. Una misura che, di fatto, anticipa una parte del carico fiscale legato al nuovo accordo con l’Agenzia delle Entrate.

Le modalità di calcolo per il primo anno

Le particolari modalità per determinare gli acconti da versare entro il 1° dicembre 2025, per chi ha aderito al concordato biennale, introducono una complessità in più nella già intricata gestione degli adempimenti fiscali. Se negli anni successivi il meccanismo si basa semplicemente sul reddito concordato, seguendo le regole comuni a tutti i contribuenti, per questo primo periodo è necessario un calcolo più articolato. Qualora si opti per il metodo di calcolo cosiddetto “storico”, che fa riferimento alla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente, scatta l’obbligo della maggiorazione, un elemento che incide direttamente sulla liquidità del professionista o dell’impresa.

La fine della rateizzazione per il secondo acconto

A rendere più gravoso l’impatto di queste scadenze contribuisce una decisione governativa che segna un’inversione di rotta rispetto al recente passato. Nel 2025, infatti, non sarà più consentito rateizzare il secondo acconto delle imposte, che comprende, oltre all’Irpef, anche Ires, Irap e i contributi previdenziali a percentuale. Una scelta che interrompe la prassi, consolidatasi nel 2023 e nel 2024, di offrire una dilazione di pagamento e che riporta la gestione a quanto avveniva prima di quel periodo. L’avvicinarsi del 1° dicembre, quindi, rimette al centro un’unica scadenza cruciale, priva di quella flessibilità che aveva offerto un po’ di respiro a molti.

L’impatto sui contribuenti

Questa combinazione di fattori – la maggiorazione per i nuovi aderenti al concordato e la scomparsa della rateizzazione – crea un contesto fiscale più rigido per una fetta consistente di contribuenti. L’irrigidimento di una scadenza tra le più onerose, che per molti arriva in un momento dell’anno già denso di impegni economici, costringe a una pianificazione finanziaria particolarmente attenta. La necessità di far fronte a un esborso consistente in un’unica soluzione, senza la possibilità di frazionarlo, rappresenta una sfida operativa per migliaia di titolari di partita Iva e lavoratori autonomi, ai quali è richiesta una cassa più solida per non incorrere in situazioni di difficoltà.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.