Concordato preventivo e acconto Irpef, come si calcola la maggiorazione per il 2025

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I lavoratori autonomi e le imprese, che operano al di fuori del regime forfettario e hanno scelto di aderire al concordato preventivo per il biennio 2025-2026, si trovano a dover affrontare un onere fiscale immediato più consistente del solito. Oltre alla tradizionale quota di acconto, infatti, è previsto il versamento di una maggiorazione, la cui entità è stabilita in una percentuale fissa del dieci per cento sulla differenza positiva tra il reddito concordato per l'anno in corso e quello effettivamente dichiarato per l'anno precedente. Questo meccanismo, che si inserisce nel complesso panorama degli adempimenti fiscali, rappresenta un elemento di cui tenere conto nella pianificazione finanziaria, poiché incide direttamente sulla liquidità disponibile.

Le regole per il versamento di novembre

Per coloro i quali hanno sottoscritto il concordato preventivo biennale, le modalità per determinare l'ammontare degli acconti da versare entro la scadenza del primo dicembre 2025 presentano delle peculiarità. Mentre per gli anni successivi, quelli pienamente inclusi nel periodo concordatario, le regole di calcolo si allineano a quelle della generalità dei contribuenti – con l'unica avvertenza di considerare come base imponibile il reddito precedentemente pattuito –, per il primo anno di adesione sussiste un obbligo aggiuntivo. Qualora si opti per l'utilizzo del cosiddetto metodo storico, che costituisce la prassi più diffusa, è necessario applicare un supplemento al normale acconto, il quale va a compensare, in anticipo, una parte dell'imposta relativa all'incremento di reddito previsto.

La scadenza imminente e le opzioni di calcolo

La scadenza per il saldo del secondo, o unico, acconto è fissata al primo dicembre, con un posticipo di un solo giorno rispetto alla data canonica del trenta novembre, che quest'anno coincide con una domenica. A differenza di quanto concesso negli esercizi 2023 e 2024, non sarà possibile per le partite Iva di minori dimensioni beneficiare di dilazioni o rateazioni per questo specifico pagamento; una misura, questa, dettata da esigenze di cassa dell'erario che non ammettono ulteriori rinvii. Proprio in vista di questa scadenza, assume una rinnovata importanza la valutazione sulla convenienza del metodo di calcolo da adottare. I contribuenti, infatti, possono scegliere tra il metodo storico, che si basa sull'imposta versata nell'anno precedente, e quello previsionale, che si fonda su una stima del reddito per l'anno in corso. Il primo, sebbene più semplice e comune, comporta per gli aderenti al concordato l'applicazione della sopracitata maggiorazione.

Le conseguenze del ritardo

Il mancato o tardivo versamento dell'acconto, oltre la data del primo dicembre, comporta l'applicazione automatica di sanzioni amministrative, le quali vanno a gravare ulteriormente sulla posizione del contribuente. La scelta del metodo di calcolo, pertanto, non è una mera questione formale ma ha delle ripercussioni finanziarie dirette e immediate, influenzando non solo l'importo da versare nell'immediato ma anche la pianificazione dei successivi adempimenti. La situazione si presenta dunque come un rompicapo da risolvere con attenzione, bilanciando l'esigenza di una corretta previsione di spesa con gli obblighi stringenti imposti dalla normativa fiscale.

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