La cattura di El Mencho e la chiamata di Trump, tra tensioni diplomatiche e la fiducia della Fifa per i Mondiali

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’operazione militare condotta il 22 febbraio nello stato di Jalisco, costata la vita a Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, meglio noto come El Mencho, ha riaperto ferite antiche nel tessuto sociale messicano, e non solo per l’ondata di violenza che ne è seguita. La morte del fondatore e leader del potentissimo Cartello Jalisco Nueva Generación, presentata dalle autorità come un successo epocale, ha innescato una serie di reazioni a catena che vanno ben oltre la mera cronaca nera, toccando le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e gettando un’ombra, seppur fugace, sull’organizzazione dei prossimi impegni sportivi internazionali.

La presidente messicana, Claudia Sheinbaum, nel corso della sua conferenza stampa quotidiana, ha rivelato un retroscena significativo: una telefonata intercorsa con l’omologo statunitense Donald Trump. Questi, come confermato dalla stessa Sheinbaum, l’ha contattata per un colloquio della durata di otto minuti, avvenuto lunedì 23 febbraio, a poche ore dall’esito del blitz. La leader del Messico ha ricostruito il dialogo, spiegando che il presidente americano l’aveva cercata principalmente per comprendere l’evolversi della situazione nel paese dopo l’uccisione del capo cartello, chiedendo lumi su quanto stesse accadendo -2-4. Si è trattato, nelle sue parole, di una conversazione breve e focalizzata sull’accertare lo stato di fatto in Messico, un gesto che testimonia l’attenzione della Casa Bianca per le ripercussioni di un evento di tale portata.

Durante quel colloquio, Sheinbaum ha avuto modo di illustrare a Trump i dettagli dell’operato messicano, sottolineando un aspetto divenuto centrale nel successivo dibattito pubblico: il ruolo esatto della collaborazione statunitense. La presidente è stata chiara nell’affermare di aver spiegato al suo interlocutore come l’intera operazione sul campo fosse stata condotta dalla Secretaría de la Defensa Nacional, specificando che l’apporto degli Stati Uniti si era limitato alla condivisione di intelligence, un contributo informativo che, per quanto importante, non si è tradotto in una partecipazione diretta alle fasi esecutive del blitz -6-8. Questa precisazione, che Sheinbaum ha voluto ribadire pubblicamente, arriva in risposta alle dichiarazioni dello stesso Trump, il quale, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, aveva invece enfatizzato il ruolo risolutivo delle proprie agenzie di intelligence nel localizzare il narcotrafficante, accreditandosi in parte il successo dell’azione -4.

Se sul fronte diplomatico si cerca di limare le reciproche versioni, su quello della sicurezza interna il Messico continua a fare i conti con la fragilità di un controllo statuale messo a dura prova. La reazione del cartello alla morte del suo leader non si è fatta attendere, con una scia di blocchi stradali, incendi di veicoli e attacchi a esercizi commerciali e bancari che hanno paralizzato diverse aree del paese, arrivando a lambire Guadalajara, la capitale dello stato di Jalisco. Città, quest’ultima, che è anche una delle sedi designate per ospitare gli incontri della Coppa del Mondo di calcio del 2026, che il Messico organizzerà insieme a Canada e Stati Uniti. L’escalation di violenza ha inevitabilmente sollevato interrogativi sulla tenuta dell’ordine pubblico in vista dell’evento globale.

A fugare, o quantomeno a placare, queste preoccupazioni ci ha pensato direttamente il numero uno della Fifa, Gianni Infantino. In due distinte uscite pubbliche, prima a Barranquilla in Colombia e successivamente a Miami, il presidente della federazione calcistica internazionale ha voluto lanciare un messaggio di totale serenità. Ribadendo la piena fiducia dell’organizzazione nel governo messicano e nella presidente Sheinbaum, Infantino ha dichiarato che non vi è alcuna intenzione di modificare il calendario o le sedi delle partite, compresi i playoff intercontinentali in programma a marzo e le successive gare della fase finale. “Nessuno sposterà nulla”, ha sostanzialmente assicurato, confermando come i contatti con le autorità locali siano costanti e come la situazione, seppur monitorata con attenzione, non desti allarmi tali da mettere in discussione la regolarità della manifestazione -1-7.

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