Scontri Askatasuna, 19 indagati: tra le accuse anche il tentato omicidio
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Redazione Interno
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Gli scontri Askatasuna del 31 gennaio 2026 hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 19 persone, coinvolte nell’inchiesta sulla manifestazione contro lo sgombero del centro sociale torinese. Tra le contestazioni, formulate in base alle singole posizioni, figurano resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti all’offesa, rapina e tentato omicidio. La polizia di Stato della questura di Torino ha notificato agli interessati i decreti per gli interrogatori preventivi davanti al gip.
Le accuse e le perquisizioni dopo il corteo di gennaio
L’indagine riguarda gli episodi avvenuti durante la manifestazione nazionale organizzata dopo lo sgombero di Askatasuna, storico centro sociale torinese. Le notifiche sono state eseguite con il supporto delle questure di Genova, Cagliari, Firenze, Imperia e Reggio Emilia, mentre gli investigatori hanno effettuato 14 perquisizioni domiciliari in diverse città italiane. Tra gli indagati c’è anche un giovane di 22 anni residente in provincia di Firenze e un altro coinvolto nell’inchiesta che vive in provincia di Reggio Emilia.
Secondo gli atti dell’inchiesta, gli investigatori contestano ad alcuni partecipanti un’organizzazione del corteo caratterizzata dall’uso di protezioni e strumenti predisposti per lo scontro con le forze dell’ordine. La ricostruzione investigativa parla di un gruppo formato da circa 1500 persone con il volto coperto e di una formazione definita dagli inquirenti “fronte compatto” prima del contatto con i cordoni della polizia.
Uno degli elementi citati nell’ordinanza riguarda la presenza di dodici scudi metallici termosaldati utilizzati nella parte avanzata del corteo. Gli inquirenti sostengono che gli scudi sarebbero stati trasportati tramite un furgoncino collegato ad Askatasuna dopo essere stati prelevati dalla sede universitaria di Palazzo Nuovo.
Il ruolo contestato ai militanti del centro sociale
Nell’inchiesta compare anche la posizione di Stefano Millesimo, 27 anni, indicato dagli investigatori come una figura di riferimento del centro sociale durante le manifestazioni. Il militante ha respinto le accuse, sostenendo di avere avuto un ruolo legato alla comunicazione degli eventi e definendosi soltanto lo speaker di Askatasuna.
La procura attribuisce a diversi indagati responsabilità differenti per gli episodi del corteo, sulla base delle condotte ritenute documentate dagli investigatori. L’ipotesi di tentato omicidio nasce dagli episodi di violenza contro appartenenti alle forze dell’ordine avvenuti durante gli scontri, insieme alle contestazioni relative all’impiego di oggetti e materiali considerati offensivi.
La storia di Askatasuna e il precedente giudiziario
Askatasuna è un centro sociale autogestito nato a Torino e diventato negli anni un punto di riferimento dell’area antagonista cittadina e nazionale. La struttura aveva sede in un edificio occupato di corso Regina Margherita, sgomberato nel dicembre 2025 dopo quasi trent’anni di presenza sul territorio.
Il centro sociale era già stato al centro di procedimenti giudiziari negli anni precedenti. Un’inchiesta avviata dalla magistratura torinese aveva coinvolto militanti accusati inizialmente di associazione sovversiva, ipotesi successivamente ridimensionata in associazione per delinquere. Nel processo di primo grado concluso nel 2025 gli imputati furono assolti.
Gli atti relativi alla nuova indagine descrivono anche la presenza di strumenti difensivi artigianali e dispositivi utilizzati durante gli scontri, tra cui scudi, protezioni e altri materiali che secondo gli inquirenti sarebbero stati predisposti per affrontare il contatto con le forze dell’ordine.
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