Askatasuna, tre arresti e ventiquattro indagati: la procura valuta il reato di devastazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tre persone sono state tratte in arresto, mentre altre ventiquattro sono state iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Torino, a seguito dei gravissimi disordini che sabato scorso hanno insanguinato il corteo per il centro sociale Askatasuna. La linea investigativa seguita dai magistrati, che coordinano le indagini della polizia, si focalizza al momento sulla contestazione del reato di devastazione e saccheggio, figura delittuosa per la quale non è necessaria la custodia cautelare, piuttosto che sul tentato omicidio dell'agente Alessandro Calista. Un orientamento, quest'ultimo, che appare in netto contrasto con le dichiarazioni rilasciate dalla premier Giorgia Meloni durante la visita all'agente, ricoverato fino a ieri nelle Molinette, quando definì gli autori delle violenze non manifestanti ma "criminali organizzati" e parlò espressamente di "tentato omicidio".

Le dinamiche degli scontri e la ricostruzione dei pm

Le accuse, che si basano su un imponente lavoro di analisi di filmati e identificazioni, riguardano una serie di condotte, dalle aggressioni alle forze dell'ordine ai danneggiamenti di autobus e mezzi della polizia, fino al lancio di bottiglie molotov e estintori. Gli inquirenti, ricostruendo le fasi concitate di quelle che sono state definite azioni di guerriglia urbana, ritengono che il reato di devastazione e saccheggio, punibile con la reclusione da tre a dodici anni, possa cogliere compiutamente la portata dell'offesa all'ordine pubblico e al patrimonio. Una scelta che, come spesso accade in questi casi, è oggetto di un dibattito che travalica l'aula di giustizia e investe il senso delle politiche sulla sicurezza.

Il dibattito politico sul nuovo decreto sicurezza

Proprio mentre le indagini proseguono, il governo ha annunciato l'intenzione di varare un nuovo decreto sicurezza, misura che ha immediatamente sollevato perplessità e critiche. Tra queste, spicca l'intervento dell'attrice Jasmine Trinca, la quale, esprimendo dubbi sul provvedimento, ha sottolineato come "la sicurezza non possa essere repressione". Una presa di posizione che mette in guardia dal rischio di adottare norme sull'onda emotiva di eventi tragici, misure che, a suo avviso, potrebbero ledere i principi di garantismo e di libera espressione. Nel frattempo, dalle file delle forze dell'ordine arriva la testimonianza diretta di un altro agente, che intervenne in difesa del collega Calista, il quale ha ringraziato per la solidarietà ricevuta, descrivendo la paura vissuta in quelle ore ma anche la lucidità dettata dall'addestramento.

Le violenze e la questione dell'identificazione degli agenti

Al centro della riflessione pubblica, sollevata anche da alcuni commenti apparsi sulla stampa, resta il confine, labile e spesso violato, tra il diritto di manifestare e la degenerazione criminale della protesta. Si sottolinea come, durante quella che era iniziata come una grande e pacifica manifestazione, un nucleo ridotto ma organizzato di facinorosi sia riuscito a oscurare le ragioni della mobilitazione, trasformando il centro di Torino in un campo di battaglia. Parallelamente, si è aperto un ulteriore fronte di discussione, che riguarda la trasparenza e l'identificabilità degli agenti impegnati nelle operazioni di ordine pubblico, una richiesta avanzata per garantire, da entrambe le parti, il pieno rispetto della legge.

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