Askatasuna, il Pd chiede: a quando lo sgombero di CasaPound a Roma?
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Redazione Interno
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L'operazione, condotta all'alba con un imponente dispiegamento di mezzi e uomini, ha portato alla chiusura e al sequestro del centro sociale Askatasuna in corso Regina Margherita a Torino, dopo quasi tre decenni di occupazione abusiva dello stabile di proprietà pubblica. La Digos, agendo su disposizione della magistratura nell'ambito di un'inchiesta che investiga su una serie di assalti avvenuti durante le recenti manifestazioni pro Palestina, ha posto fine a quella che, negli anni, è stata una presenza costante e controversa nel panorama della sinistra radicale torinese, caratterizzata da numerosi episodi di tensione e scontri con le forze dell'ordine. L'intervento, che ha comportato anche la chiusura precauzionale di due scuole vicine e il temporaneo blocco della circolazione in zona, è stato eseguito con una netta preponderanza di effettivi rispetto alle poche persone trovate all'interno della palazzina, un aspetto che ha sollevato perplessità in alcuni osservatori, come il musicista Max Casacci, il quale ha parlato di un risveglio "militarizzato" del quartiere di Vanchiglia.
La reazione del Partito Democratico e la questione dei doppi standard
Proprio mentre i rappresentanti della maggioranza di governo esprimevano un plauso sostanzialmente unanime per l'azione di ripristino della legalità a Torino, è giunta una voce dissonante e carica di polemica dall'opposizione. Il Partito Democratico, pur senza entrare nel merito dello specifico sgombero, ha lanciato una precisa accusa al Ministro dell'Interno, sollecitando un intervento analogo su un altro fronte. "Chiediamo a Piantedosi: quando assisteremo allo sgombero di CasaPound a Roma?", è stata la domanda diretta, che mira a mettere in luce una presunta disparità di trattamento. L'obiettivo della contestazione è la sede romana del movimento di estrema destra, che occupa illegalmente da oltre vent'anni un edificio pubblico in una zona centrale della capitale, una situazione di fatto mai risolta nonostante i cambi di amministrazione.
Un curriculum di tensioni e l'inchiesta della magistratura
Lo sgombero di Askatasuna, al di là delle immediate reazioni politiche, non costituisce un episodio isolato ma l'esito giudiziario di un percorso costellato di vicende spesso al limite della guerriglia urbana. Il centro sociale, che alcuni osservatori definiscono essere stato storicamente "coccolato" da varie amministrazioni locali, ha accumulato negli anni un notevole dossier penale, con episodi di vandalismo, violenze politiche e duri scontri con le forze dell'ordine, tanto da essere periodicamente associato ad ambienti in odore di eversione. L'azione di oggi, pertanto, sebbene appaia come un'azione di polizia repentina, affonda le sue radici in una lunga e intricata indagine che lega le attività del centro a una serie di attacchi a sedi istituzionali e industriali, i quali hanno allarmato non poco le autorità preposte all'ordine pubblico.
Due pesi e due misure nella gestione delle occupazioni
La questione sollevata dal Partito Democratico, quindi, trascende il singolo caso per investire una problematica di metodo e di coerenza nell'applicazione delle norme. Il cuore della polemica risiede nell'apparente contraddizione tra la celere esecuzione dello sgombero a Torino, seppur maturato in un contesto investigativo specifico, e la permanenza ormai cronica di altre occupazioni, come quella di CasaPound, che godono di una sorta di condono di fatto. Questo dualismo, secondo i democratici, mina il principio di imparzialità dello Stato e alimenta il sospetto che la risposta delle istituzioni sia modulata più sulla base dell'appartenenza politica dei soggetti coinvolti che sulla mera violazione della legge, creando una pericolosa gerarchia tra illeciti simili nella forma ma diversi, agli occhi di chi governa, nella sostanza ideologica.




