Juventus, i conti della gestione Carnevali tra plusvalenze e nodi di centrocampo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A sei giorni dalla nomina ufficiale, con il passaggio di consegne che ha sancito la fine del breve ciclo di Damien Comolli, Giovanni Carnevali si è insediato alla Continassa con un mandato chiaro e, per certi versi, draconiano, forte di una procura che gli consente di operare con ampia autonomia sul fronte del mercato, degli ingaggi e delle sponsorizzazioni.

Non si tratta, come qualcuno potrebbe affrettarsi a pensare, di un semplice cambio al vertice, bensì di un ridisegno profondo delle gerarchie decisionali, con il nuovo amministratore delegato che eredita una situazione finanziaria oggettivamente complessa, aggravata dalla mancata qualificazione alla prossima Champions League, un’assenza che peserà come un macigno sui conti del club già provati da perdite strutturali.

Mentre la dirigenza cerca di metabolizzare l'impatto di questa esclusione, che sottrae alle casse bianconere una fetta considerevole di ricavi, l'ex dirigente del Sassuolo si trova a dover gestire un’eredità tecnica ed economica che rischia di trasformare il prossimo calciomercato in un’operazione di salvataggio più che di potenziamento, con il bilancio che presenta un passivo stimato intorno ai 115 milioni di euro e una rosa zeppa di esuberi difficilmente collocabili.

Il peso di un centrocampo da 113 milioni

Tra le criticità più urgenti, e certamente quelle che catalizzano l’attenzione dei tifosi e degli addetti ai lavori, emerge la situazione paradossale del centrocampo, dove il club si ritrova a fare i conti con un "tappo" finanziario di circa 113 milioni di euro rappresentato da tre calciatori che, pur essendo tecnicamente ancora sotto contratto, sono diventati, loro malgrado, dei veri e propri cespiti da smobilizzare.

Il riferimento è, inevitabilmente, a Teun Koopmeiners, a Douglas Luiz e ad Arthur Melo, un trio che simboleggia alla perfezione i rischi di una pianificazione che, negli ultimi anni, ha privilegiato investimenti onerosi non sempre ripagati dal rendimento sul campo. Se per l'olandese, il cui cartellino grava sul bilancio per quasi 29 milioni con un ingaggio da 5.

7 milioni lordi fino al 2029, si parla di un possibile rilancio tramite il prossimo Mondiale, la situazione appare ancora più complessa per il brasiliano, il cui residuo a bilancio si aggira intorno ai 30 milioni, con un contratto da oltre 9 milioni all'anno che ne rende proibitiva la collocazione sul mercato, spingendo la società a valutare soluzioni di corto respiro, magari prestiti, pur di alleggerire un peso che rischia di paralizzare ogni altra strategia.

Poteri e limiti del nuovo ad

La fiducia accordata a Carnevali, testimoniata dagli accordi siglati con John Elkann, lo pone in una posizione di forza inedita per un amministratore delegato della Juventus, con la possibilità di firmare operazioni di mercato in entrata o in uscita fino a 50 milioni di euro in autonomia e fino a 75 milioni con la controfirma del presidente Gianluca Ferrero.

Questo potere pressoché illimitato, che si estende anche alla gestione degli ingaggi e alla scelta dello staff tecnico, suggella una volta di più la volontà della proprietà di affidare a un dirigente esperto, capace di coniugare sostenibilità economica e competitività, il compito di traghettare il club fuori dalle secche finanziarie, anche a costo di dover sacrificare alcuni dei giocatori più rappresentativi della rosa.

Il primo test per il nuovo ad sarà dunque la capacità di districarsi in questa matassa contorta, cercando di trasformare gli "ingombri" economici in risorse fresche da reinvestire, magari in profili più funzionali al gioco di Luciano Spalletti, con cui ha già avviato un confronto serrato per definire le priorità della sessione estiva di calciomercato.

Una manovra obbligata tra cessioni e riscatti

Le prime mosse di Carnevali, che ha già ufficializzato il riscatto di Boga e gestito il rientro di Arthur dal prestito al Gremio, delineano i contorni di una manovra che si preannuncia complessa e densa di insidie, con la necessità di fare cassa che impone di ascoltare le offerte per gran parte dei giocatori, eccezion fatta per un ristretto nucleo di incedibili.

La dirigenza, consapevole che la mancata qualificazione alla Champions League rappresenta un colpo durissimo alle ambizioni del club, è chiamata a compiere scelte dolorose, e i nomi di Koopmeiners, Douglas Luiz e Arthur sono solo la punta dell'iceberg di un reparto che soffoca le finanze e che necessita di una decisa opera di sfoltimento per restituire ossigeno alle casse societarie.

Il vero banco di prova per Carnevali e per il suo staff, pertanto, non sarà tanto la capacità di individuare i colpi ad effetto, quanto l'abilità nel gestire un'operazione di alleggerimento che, se ben condotta, potrebbe gettare le basi per una rinascita, ma che, al contrario, rischierebbe di compromettere ulteriormente il presente e il futuro di una squadra che non può più permettersi passi falsi.

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