Giuseppe Del Deo, l’ex numero due del Dis, indagato per peculato e accesso abusivo nell’inchiesta sulla “Squadra Fiore”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ombra lunga dei servizi segreti paralleli torna ad allungarsi sulla capitale, e questa volta a finire nel mirino della procura di Roma è un pezzo da novanta dell’intelligence nazionale. Giuseppe Del Deo, già vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) fino all’aprile del 2025 e ora presidente esecutivo di Cerved Group, è finito ufficialmente nel registro degli indagati. I carabinieri del Ros, in esecuzione di un decrevo delegato dai pm Stefano Pesci, Alessia Natale e Vittoria Bonfanti, hanno eseguito una serie di perquisizioni che hanno fatto emergere una struttura accusatoria complessa, articolata su due fronti principali: da un lato il presunto utilizzo distorto delle banche dati riservate, dall’altro un meccanismo di appropriazione indebita di fondi pubblici legato a forniture mai realmente eseguite.

Il cuore dell’indagine ruota attorno alla cosiddetta “Squadra Fiore”, un gruppo clandestino composto da ex appartenenti alle forze dell’ordine che, secondo gli inquirenti, avrebbe messo in piedi una vera e propria industria del dossieraggio illecito. Del Deo, che vanta un passato da ufficiale dell’esercito e una lunga carriera nell’Aisi prima dell’approdo al vertice del Dis, viene descritto come il referente di una cerchia ristretta di collaboratori definiti “i neri”. A costoro, ipotizza l’accusa, l’ex numero due impartiva disposizioni per attività para-investigative condotte al di fuori del perimetro istituzionale, utilizzando gli schedari informativi a disposizione dell’intelligence per fini evidentemente non istituzionali. Non si tratta, va detto, di una semplice violazione della privacy: l’accesso abusivo a quei dati, coperti da segreto, rappresenta una lesione grave al cuore stesso della sicurezza repubblicana.

I contorni dell’accusa e i riflessi economici

Accanto al filone del dossieraggio, emerge una contestazione di natura patrimoniale che aggiunge ulteriore gravità al quadro. Del Deo deve rispondere anche di peculato, un’accusa legata a un danno erariale quantificato in circa cinque milioni di euro. La dinamica ricostruita dai magistrati ruota attorno ai rapporti tra i servizi e una società ritenuta “amica”, la Sind, operante nel settore dei sistemi di riconoscimento facciale e biometrico. All’epoca dei fatti, l’azienda era gestita da Enrico Fincati, finito anch’egli tra gli indagati. La tesi della procura è che Del Deo, quando ricopriva un ruolo chiave nell’area economico-finanziaria, avrebbe favorito l’affidamento di contratti a questa società, causando un ingiusto dispendio di risorse pubbliche per prestazioni carenti o mai rese. Una vicenda, questa, che ricorda le dinamiche delle infiltrazioni imprenditoriali nei circuiti del potere, dove il confine tra fornitura tecnologica e trasferimento di denaro si fa pericolosamente labile.

Il collegamento tra i due tronconi dell’indagine non è casuale: alcune intercettazioni telefoniche, finite agli atti del Ros, mostrano membri della “Squadra Fiore” mentre tirano in ballo il nome dell’ex vertice del Dis. È proprio attraverso questi dialoghi che gli investigatori hanno consolidato il nesso tra l’attività di spionaggio privato e la gestione opaca dei contratti. Tra gli altri nomi emersi nel corso degli accertamenti spicca quello di Carmine Saladino, ex fondatore e capo della società Maticmind, indagato per truffa nell’ambito di una parallela operazione di acquisizione societaria che avrebbe gonfiato falsamente il fatturato per decine di milioni di euro. L’operazione, come si legge negli atti, avrebbe prodotto un illecito profitto di circa otto milioni di euro, con un correlativo danno per Cassa Depositi e Prestiti.

La reazione dell’indagato e le dimissioni immediate

Non appena ha avuto contezza del decreto di perquisizione a suo carico, Del Deo ha messo in atto una strategia di immediato isolamento della propria posizione personale da quella aziendale. L’ex 007 ha infatti annunciato le proprie dimissioni, o meglio l’autosospensione con effetto immediato, dalla carica di presidente esecutivo di Cerved Group Spa, la società milanese di consulenza e cyber security dove era approdato dopo il pensionamento anticipato (deciso per decreto dal Consiglio dei ministri a soli 51 anni). Una mossa, questa, giustificata ufficialmente dalla volontà di “preservare la reputazione della Società”, sebbene lo stesso Del Deo tenga a precisare che i fatti contestati “non abbiano alcuna relazione con Cerved Group o suoi esponenti”. Si tratta di un passaggio formale importante, che testimonia come l’onda d’urto dell’inchiesta rischi di travolgere anche i prestigiosi incarichi civili conquistati dopo il congedo dall’intelligence.

In una breve nota diffusa attraverso i propri canali, Del Deo ha dichiarato di essere “certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti nel più breve tempo possibile”. Un’affermazione di rito, in questi casi, che lascia il tempo che trova mentre gli accertamenti dei carabinieri procedono su più direttrici. La sua uscita di scena dal Dis, avvenuta nell’aprile 2025, era stata già all’epoca oggetto di speculazioni; oggi, con il senno di poi, quelle dimissioni anticipate assumono forse una luce diversa, anche se il quadro giudiziario è ancora in piena evoluzione e la presunzione di innocenza resta, come sempre, un pilastro fondamentale.

Il modus operandi della rete clandestina

L’indagine della procura di Roma non si limita a fotografare la posizione dei singoli, ma sta ricostruendo l’architettura complessiva di una macchina organizzativa perfettamente funzionante. La “Squadra Fiore”, secondo quanto emerso finora, non agiva in modo improvvisato: disponeva di basi logistiche, strumenti informatici di captazione e una vera e propria rete di clienti disposti a pagare per ottenere informazioni riservate esfiltrate illegalmente. Tra i mezzi utilizzati, figurano dispositivi elettronici per la bonifica ambientale (cioè la ricerca di microspie) e per l’intercettazione fraudolenta di conversazioni private. Gli investigatori parlano di “nomi di copertura” e di un sistema di comunicazione protetto, a dimostrazione di un livello di sofisticatezza che mal si concilia con l’immagine dell’improvvisazione.

Non si tratta, va sottolineato, di un fenomeno isolato o episodico. L’inchiesta romana trae origine anche da sviluppi investigativi del procedimento milanese noto come “Equalize”, dimostrando come il fenomeno del dossieraggio illegale sia trasversale e ramificato sul territorio nazionale. La capacità di queste reti di infiltrarsi nelle pieghe dello Stato, utilizzando know-how e strumenti di derivazione militare o di polizia, rappresenta la vera sfida per la magistratura. Per Giuseppe Del Deo, che di quello Stato è stato un alto ufficiale e un vertice dell’intelligence, la partita giudiziaria che si apre ora è forse la più complessa di tutta la sua carriera.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.