Mediterranea disobbedisce al Viminale: rotta su Trapani per lo sbarco dei dieci naufraghi
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Redazione Interno
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La nave Mediterranea, impegnata in operazioni di soccorso nel Canale di Sicilia, ha deliberatamente disatteso un ordine formale del Ministero dell’Interno, il quale imponeva di dirigersi verso il porto di Genova per lo sbarco dei dieci migranti tratti in salvo nelle acque antistanti Pantelleria. Il comandante dell’imbarcazione, contestando la direttiva giudicata “ingiusta e inumana”, ha invece comunicato alle autorità marittime la decisione irrevocabile di cambiare rotta e fare approdo a Trapani, considerato un porto sicuro più vicino e ragionevole.
La motivazione addotta dalla ong Mediterranea Saving Humans, che gestisce l’imbarcazione, si fonda sulle precarie condizioni di salute delle persone recuperate. Secondo quanto dichiarato, i sopravvissuti – cittadini di Iran, Iraq ed Egitto partiti dalla Libia – mostrerebbero i segni di violenze e torture subite durante il loro travagliato viaggio. Sottoporli a un’ulteriore, estenuante navigazione di tre giorni verso il Nord Italia è stato ritenuto, dal comandante e dall’organizzazione, un atto contrario ai principi umanitari e alla Costituzione italiana, che tutela la dignità della persona.
L’atto di disobbedienza, sebbene carico di implicazioni giuridiche, è stato quindi compiuto in nome di una presunta superiorità dell’imperativo etico rispetto a un ordine amministrativo. La scelta di Trapani non è casuale, bensì dettata da una valutazione pratica: la minore distanza dal luogo del soccorso consente di abbreviare notevolmente i tempi dello sbarco, garantendo alle persone assistenza medica e legale in tempi più celeri. La comunicazione formale è già stata inviata al Centro di coordinamento del soccorso marittimo.




