Allerta rossa prorogata, l’Italia centro-sud in ginocchio: fiumi esondati, un ponte crollato e treni fermi
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Redazione Interno
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La perturbazione che da giorni martella il versante adriatico e ionico non accenna a placarsi, tanto che la protezione civile è stata costretta a prorogare l’allerta rossa fino a domani, 3 aprile, estendendola a tre regioni – Abruzzo, Molise e Puglia – dove l’acqua e il fango hanno ormai assunto i contorni di un’emergenza nazionale. Mentre il ciclone, battezzato Erminio (il terzo in appena quindici giorni dopo Samuel e Deborah), continua a scaricare piogge torrenziali sollevate da una massa d’aria polare marittima, la situazione sul terreno diventa critica ora dopo ora: case evacuate, collegamenti interrotti e decine di cittadini rimasti intrappolati nei propri veicoli raccontano di una furia che nemmeno l’inizio di aprile, si diceva, avrebbe dovuto scatenare.
Nel foggiano, dove il torrente Cervaro è esondato in più punti allagando vasti tratti della Capitanata, i vigili del fuoco hanno tratto in salvo quaranta persone e sessanta automezzi che non avevano più via di fuga; un’operazione complessa, condotta tra correnti d’acqua gelida e visibilità ridotta a pochi metri, che ha impegnato senza sosta anche i volontari della protezione civile. A peggiorare ulteriormente il quadro, la notizia del crollo di un ponte sul fiume Trigno – manufatto che collegava due aree collinari – finito letteralmente trascinato via dalla piena, senza che per fortuna si registrassero vittime. Le ferrovie, dal canto loro, hanno sospeso numerose corse sulla linea adriatica, lasciando a terra pendolari e viaggiatori in balìa di un’assenza di mezzi alternativi.
L’ondata di maltempo non risparmia neppure l’entroterra
Se le coste e le pianure affogano nel fango, sui rilievi il quadro è altrettanto drammatico, ma declinato in bianco: tra Abruzzo e Molise è previsto fino a un metro di neve fresca oltre i mille metri di quota, mentre i fiocchi potrebbero imbiancare persino le colline, un evento considerato eccezionale per questo periodo dell’anno. Vento forte, raffiche che superano i settanta chilometri orari e un termometro in caduta libera completano uno scenario che gli operatori della protezione civile definiscono “senza precedenti recenti”. Nel basso Molise, intanto, sono scattate evacuazioni preventive: alcune famiglie hanno lasciato le proprie abitazioni nella notte, trasferite in strutture messe a disposizione dai comuni, mentre il casello autostradale di Termoli è stato chiuso al traffico per evitare che qualche automobilista si avventurasse in zone ormai allagate.
La politica reagisce, ma sul terreno contano solo i soccorsi
All’Aquila, le forze di opposizione che compongono il “Patto per l’Abruzzo” hanno formalmente chiesto al presidente della regione, Marco Marsilio, di attivarsi senza indugio presso il governo nazionale per ottenere il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Una richiesta, questa, che arriva dopo ore di sopralluoghi e segnalazioni di danni diffusi a infrastrutture – strade, ponti, reti idriche – e ad attività produttive, molte delle quali hanno dovuto abbassare le saracinesche. Non si tratta, viene sottolineato, di un allarme mediatico: le fotografie che arrivano dai territori mostrano centri storici allagati, argini saltati e campi agricoli trasformati in laghi improvvisati.
Previsioni in peggioramento, nessuna tregua fino a domani
Secondo gli aggiornamenti diffusi nella mattinata del 2 aprile, il culmine del maltempo si sta concentrando tra Abruzzo, Molise e l’alta Puglia, con piogge che continueranno a battere senza interruzione almeno fino alla serata di domani. Chi si aspetta un miglioramento rapido, insomma, dovrà fare i conti con la realtà: Erminio non ha ancora esaurito la sua carica, e i modelli previsionali indicano vento forte anche sullo Ionio, mare molto agitato e possibili nuove esondazioni lungo i corsi d’acqua già provati. I vigili del fuoco, le cui attività non si sono mai fermate in queste ore, raccomandano la massima prudenza e invitano a non spostarsi se non per assoluta necessità; molti tratti stradali, inoltre, restano impercorribili a causa di frane e smottamenti che hanno reso instabili i versanti.




