Ora legale, dalla tavola alla cameretta: come sfruttare quell’ora di luce in più per i bambini
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Redazione Interno
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È una finestra di sessanta minuti che si riapre puntuale con l’arrivo della primavera, ma quest’anno – esattamente come accade nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo, quando alle 2 si spostano le lancette avanti fino a segnare le 3 – quell’ora di sole guadagnata in più sul tardo pomeriggio porta con sé un potenziale che va ben oltre la semplice riduzione dei consumi elettrici. Per i bambini, spiegano i pediatri, rappresenta una chance concreta per ribaltare le abitudini quotidiane, uscendo dalle logiche dello schermo acceso e della vita sedentaria per riscoprire il movimento all’aria aperta, un cambiamento che, se gestito con consapevolezza, può trasformare l’intera routine familiare in chiave più sostenibile.
Il decalogo del pediatra: meno schermi, più parchi e fornelli spenti
Italo Farnetani, che da tempo si batte per l’istituzione dell’ora legale permanente sostenendo come questa tuteli i ritmi circadiani dei più piccoli, delinea un approccio pratico che parte proprio dal recupero del tempo libero all’aperto. Con un’ora di luce in più, i bambini possono giocare nei parchi e gli adolescenti possono ritrovarsi con i coetanei, un’abitudine che non solo favorisce la socializzazione ma innesca un circolo virtuoso: meno tempo chiusi in casa significa minore utilizzo di dispositivi elettronici, pc e tablet, con un duplice vantaggio per la salute visiva e per il portafoglio. La filosofia green, però, non si ferma fuori dalla porta di casa ma entra in cucina, dove anche l’alimentazione dei piccoli commensali può essere orientata al risparmio energetico. Farnetani suggerisce di puntare su cibi freschi e a chilometro zero, da consumare preferibilmente crudi o con cotture brevi: la pasta, per esempio, andrebbe servita al dente – più digeribile e meno energivora – mentre le uova sode, che richiedono lunga ebollizione, andrebbero evitate in favore dei formaggi, da proporre almeno tre volte a settimana per l’apporto di calcio e perché non necessitano di cottura. Via libera dunque ai pomodori crudi, molto graditi ai bambini, e a tutte quelle preparazioni *home made* che, a differenza dei cibi precotti, permettono di sapere esattamente cosa finisce nel piatto senza sprechi energetici nascosti.
Dal bagnetto alla camera da letto, l’adattamento che fa risparmiare
Il cambio di passo imposto dall’ora legale richiede una piccola rivoluzione anche nelle abitudini domestiche, specialmente in quelle legate alla cura dei più piccoli e al momento della nanna. Farnetani sottolinea come si possa agire sul fronte dei consumi regolando con attenzione la temperatura dell’acqua per il bagnetto – che dopo i tre mesi può scendere a 34-35 gradi – e quella dei termosifoni, suggerendo di sfruttare il calore naturale della stagione mantenendo l’ambiente intorno ai 19 gradi, una soglia ideale anche per la salute dei bambini perché superare i 20 gradi non è consigliato. Un altro capitolo cruciale è quello del sonno, spesso messo a dura prova dal cambio d’orario. Per favorire l’addormentamento senza alterare ulteriormente il ritmo biologico, la regola è spegnere smartphone, televisione e computer la sera prima di andare a letto, sostituendo la luce blu degli schermi con un’attività più ancestrale come raccontare una storia. Per i più piccoli che temono il buio, situazione comune sotto i dieci anni, il consiglio è di lasciare accesa una piccola luce notturna, ma rigorosamente a led o a basso consumo, in linea con le esigenze di risparmio.
I conti in Parlamento e il fronte dell’ora legale permanente
Mentre le famiglie si adattano al nuovo orario – che resterà in vigore fino all’ultima domenica di ottobre, il 25 ottobre per la precisione – il dibattito sul futuro di questo meccanismo si fa sempre più concreto. Non si tratta più solo di una disputa tra sostenitori e detrattori: la commissione Attività produttive della Camera ha infatti avviato un’indagine conoscitiva per valutare l’impatto dell’ora legale permanente sul territorio, un lavoro che dovrebbe concludersi entro il 30 giugno 2026. I numeri che circolano in queste settimane sono imponenti: dal 2004 al 2024, l’Italia ha risparmiato oltre 12 miliardi di kilowattora e circa 2,3 miliardi di euro grazie all’ora legale, e un’estensione a tutto l’anno potrebbe tradursi in un risparmio annuo di 720 milioni di kilowattora e 180 milioni di euro, con una riduzione di emissioni di anidride carbonica pari all’assorbimento di circa sei milioni di alberi. Per i medici, però, il vantaggio più grande resta quello legato alla stabilità dei ritmi circadiani, particolarmente fragili nei bambini e negli anziani, per i quali l’abolizione del doppio cambio stagionale rappresenterebbe una scelta di salute pubblica oltre che economica.




