La pista nera e il summit sugli appalti: il caso che divide l’antimafia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nino Di Matteo, magistrato della Procura nazionale antimafia, ha rilanciato le accuse contro Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare, sostenendo che non si voglia indagare sulla memoria depositata dal senatore Roberto Scarpinato. Una posizione che, però, ignora come tutte le commissioni precedenti – compresa quella guidata da Giuseppe Pisanu – abbiano già affrontato, senza esiti concreti, le tesi avanzate anni fa dai pm di Palermo, tra cui lo stesso Di Matteo.

La polemica si intreccia con le rivelazioni dell’ultima puntata di Report, che ha riacceso il dibattito sull’ex generale del Ros Mario Mori, assolto nel processo sulla trattativa stato-mafia ma ancora indagato dalla procura di Firenze per le stragi del ‘93. Secondo la trasmissione, tra il 2023 e il 2024 la Dia avrebbe intercettato Mori mentre discuteva con politici, avvocati e giornalisti su come inserire consulenti nella commissione presieduta da Colosimo. Un’ipotesi che ha spinto Avs, M5s e Pd a chiedere l’acquisizione delle intercettazioni, mentre Forza Italia sollecita un’ispezione al ministro della Giustizia.

Sigfrido Ranucci, direttore di Report, è finito nel mirino per aver violato, secondo alcuni, il segreto istruttorio in un presunto tentativo di screditare i testimoni. Ma il nodo centrale rimane il cosiddetto “dossier appalti” del Ros, che – secondo quattro sentenze – avrebbe accelerato la morte di Paolo Borsellino. Quella che Di Matteo definisce “pista nera” viene oggi considerata un binario morto, mentre il summit sugli appalti, a cavallo delle stragi di mafia, torna al centro delle polemiche.

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