La commissione Antimafia nel caos dopo le rivelazioni di Report: Pd, M5S e Avs chiedono le intercettazioni
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Redazione Interno
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L’ultima puntata di Report ha scatenato un nuovo terremoto nella commissione parlamentare Antimafia, già divisa da mesi su indagini e inchieste legate a stragi e trattative tra Stato e mafia. Il servizio, andato in onda su Rai3, ha riportato presunte intercettazioni della Direzione investigativa antimafia (Dia) che coinvolgerebbero l’ex generale dei Ros Mario Mori – assolto con formula piena nel processo sulla trattativa Stato-mafia, ma ancora indagato dalla procura di Firenze per le stragi del ’93 – mentre discuteva con politici, avvocati e giornalisti su come inserire consulenti "amici" all’interno della commissione presieduta da Chiara Colosimo (FdI).
Se confermate, queste conversazioni rivelerebbero un "tentativo di gravissimo inquinamento" dei lavori dell’Antimafia, come denunciato in una nota congiunta dai parlamentari di Pd, M5S e Avs. A firmarla, tra gli altri, Walter Verini e Debora Serracchiani, che chiedono l’acquisizione urgente delle intercettazioni. Intanto Forza Italia sollecita un’ispezione al ministro della Giustizia, mentre la maggioranza si spacca sull’onda delle polemiche.
L’inchiesta di Sigfrido Ranucci – definita da alcuni "un’operazione contro la verità" – riapre ferite mai sanate, come quella del controverso dossier "Mafia e appalti" del Ros, che secondo quattro sentenze avrebbe accelerato la morte di Paolo Borsellino. Il servizio accusa Mori di aver cercato, attraverso una rete di contatti, di influenzare l’attività della commissione per insabbiare piste scomode e rilanciare la teoria della "pista nera" dietro le stragi del ’92.
A complicare il quadro, una lettera firmata da tutti i commissari del Pd – tra cui Franco Mirabelli e Valeria Valente – inviata alla presidente Colosimo: «La situazione è gravissima, il lavoro della commissione rischia la delegittimazione». Il testo, perentorio, non lascia spazio a mediazioni, denunciando un clima «insostenibile» che mina la credibilità dell’organo parlamentare.




