Salva Milano, M5s e Avs chiedono informativa in Parlamento: “Il governo deve parlare”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno sollecitato un’informativa urgente in Parlamento riguardo al cosiddetto “Salva Milano”, una norma attualmente in discussione al Senato dopo essere stata approvata alla Camera. Il provvedimento, che mira a sanare presunti abusi edilizi nel capoluogo lombardo, è al centro di numerose indagini della magistratura. L’attenzione si è concentrata in particolare sull’emendamento al ddl “Salva casa”, il cui testo sarebbe stato redatto su misura da dirigenti pubblici indagati, tra cui Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano, attualmente ai domiciliari. Secondo gli inquirenti, l’emendamento sarebbe stato trasmesso ai referenti politici con l’obiettivo di neutralizzare le inchieste in corso.

La vicenda, che ha riportato alla luce un sistema di presunte tangenti e favoritismi nel settore edilizio milanese, si intreccia con l’arresto di Oggioni, considerato il “grande manovratore” di un meccanismo illecito volto a favorire costruttori in cambio di denaro e altri benefici. Non è la prima volta che Milano si trova al centro di scandali legati all’urbanistica: l’architetto Paolo Mazzoleni, già presidente dell’ordine degli architetti e della commissione paesaggio, sarebbe indagato per la quarta volta in queste inchieste. Dalle carte dell’inchiesta emerge che Mazzoleni, come Oggioni, è accusato di corruzione e depistaggio, reati che hanno contribuito a dipingere un quadro preoccupante di un sistema in cui gli interessi privati sembrerebbero prevalere sul bene pubblico.

Il “Salva Milano”, inizialmente concepito come un emendamento al decreto sui condoni edilizi promosso da Matteo Salvini, ha assunto nel tempo una portata più ampia, diventando un caso politico di rilievo nazionale. Tuttavia, il Comune di Milano, in accordo con il Partito Democratico, ha recentemente annunciato l’abbandono del provvedimento, che avrebbe dovuto sbloccare l’edilizia cittadina ma che, di fatto, rischiava di legittimare pratiche opache. La decisione arriva in un momento in cui i cantieri sequestrati e le indagini della procura continuano a far emergere un sistema di corruzione che sembra aver radici profonde.

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