Fondi Ue per la difesa: l’Italia chiede 14 miliardi, ma la Lega frena. M5S e Avs contestano: "Parlamento escluso"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Italia è tra i diciotto Paesi europei che hanno formalmente richiesto l’accesso ai fondi Safe (Security Action for Europe), lo strumento finanziario della Commissione Ue destinato a sostenere gli investimenti nella difesa. Dei 150 miliardi complessivi messi a disposizione, le richieste ammontano già a 127 miliardi, con Roma che punta a ottenere 14 miliardi in prestiti da utilizzare nell’arco di cinque anni. Gli altri Stati interessati includono Francia, Spagna, Polonia e Germania, oltre a nazioni più piccole come Cipro e gli Stati baltici.

La decisione del governo Meloni è stata presa durante una riunione a distanza, tenutasi mentre la premier era in missione in Etiopia, alla quale hanno partecipato i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, insieme ai ministri Giancarlo Giorgetti, Guido Crosetto e Alfredo Foti. Nonostante l’adesione, la Lega ha subito precisato che si tratta per ora di una "manifestazione di interesse", rimarcando che le condizioni del prestito dovranno essere valutate prima di un impegno definitivo, atteso per novembre.

A sollevare polemiche è stato però il metodo: M5S e Avs hanno accusato l’esecutivo di aver escluso il Parlamento dal processo decisionale, chiedendo che Meloni riferisca in aula. "Si tratta di miliardi che peseranno sui conti pubblici, eppure il dibattito è stato azzerato", hanno sottolineato i due gruppi, denunciando una mancanza di trasparenza.

Intanto, sullo sfondo delle tensioni legate alla guerra in Ucraina, Mosca ha inserito il presidente Sergio Mattarella in una lista nera per presunta "russofobia", un gesto simbolico che riflette l’inasprirsi delle relazioni diplomatiche. Il fondo Safe, concepito per potenziare le capacità militari europee in risposta alle minacce globali, diventa così anche un tassello della strategia Ue per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti in materia di difesa.

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