Roma, mozione unitaria di Avs, M5S e Pd chiede la revoca degli accordi militari con Israele
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Redazione Interno
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Mentre le tensioni tra Israele e Iran continuano a monopolizzare l’attenzione internazionale, lasciando in secondo piano la crisi umanitaria a Gaza e l’espansione degli insediamenti coloniali in Cisgiordania, l’opposizione italiana ha deciso di muoversi con un’iniziativa congiunta. Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico hanno depositato in Parlamento una mozione che impegna il governo a revocare il memorandum sulla cooperazione militare con Israele, siglato nel settore della difesa, e a sospendere ogni forma di collaborazione bellica.
«Non permetteremo che l’Italia sia complice della pavidità di Meloni e dei suoi sostenitori», hanno dichiarato i leader delle tre formazioni – Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein – sottolineando come il testo sia stato presentato per «interrompere ogni coinvolgimento in quelle che definiscono azioni criminali». La richiesta arriva in un momento delicato, segnato non solo dall’offensiva israeliana a Gaza, ma anche dal recente attacco aereo contro Teheran, avvenuto il 13 giugno scorso, che ha ulteriormente inasprito il quadro mediorientale.
Intanto, a Roma, centinaia di persone hanno sfilato in piazzale Ostiense durante la manifestazione nazionale "No guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo". Tra bandiere palestinesi e simboli di Rifondazione comunista, i partecipanti hanno scandito slogan come "Stop alla guerra genocida in Palestina" e "Al fianco dei popoli contro Netanyahu e Trump", evidenziando una crescente mobilitazione della società civile.
Sul fronte locale, il consigliere comunale di Rifondazione Comunista ad Arcola, Paolo Magliani, ha presentato una mozione per chiedere alla Regione Liguria di interrompere ogni rapporto istituzionale con Israele, definendo «suprematista e sionista» l’esecutivo di Netanyahu. Un gesto che si inserisce in un più ampio dibattito sul ruolo delle istituzioni italiane in un conflitto sempre più polarizzato, dove le accuse di crimini di guerra si intrecciano con dinamiche geopolitiche complesse.




