Milano, il giorno delle ceneri e il groviglio da affrontare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il 5 marzo, giorno del mercoledì delle ceneri, Milano si è svegliata con una ferita aperta. L’arresto di Giovanni Oggioni, ex dirigente comunale dell’urbanistica, ha segnato una delle pagine più buie della storia recente della città. Per molti, soprattutto per i giornalisti più agguerriti e per i comitati cittadini che da anni si battono per la difesa del verde e del territorio, l’inchiesta della Procura rappresenta la giusta fine di una rigenerazione urbana che, secondo loro, ha troppo spesso favorito investitori e costruttori senza scrupoli.

La vicenda, che vede coinvolto anche l’assessore all’Urbanistica di Torino, Paolo Mazzoleni, si è intrecciata con il destino del cosiddetto decreto "Salva Milano", ora bloccato in Senato. Mazzoleni, il cui nome compare per la quarta volta in due anni in un’indagine della magistratura milanese, è stato tirato in ballo nell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari Oggioni. Quest’ultimo, architetto ed ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano, è accusato di falso in atto pubblico in sette interventi edilizi, in concorso con altri membri della Commissione e vari progettisti.

Il decreto "Salva Milano", che avrebbe dovuto rilanciare il mercato delle costruzioni non solo a Milano ma in tutta Italia, è stato momentaneamente accantonato dopo l’arresto di Oggioni. L’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Sala, che fino a ieri aveva spinto per una rapida approvazione del provvedimento, ha fatto un passo indietro. Il clima politico, già teso, è stato ulteriormente complicato dalle dichiarazioni di Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, che ha espresso preoccupazione per quanto sta accadendo nel capoluogo lombardo. «È evidente che non ci sono le condizioni per andare avanti sul ddl Salva Milano», ha dichiarato, chiudendo di fatto la porta a ogni ulteriore discussione.

La situazione, già delicata, rischia di trasformarsi in un vero e proprio caos. Da un lato, c’è la magistratura che continua a scavare nelle pieghe di un sistema che sembra aver favorito opacità e interessi privati. Dall’altro, c’è un’amministrazione comunale costretta a rivedere le proprie priorità, mentre il partito che dovrebbe sostenerla si ritrae, lasciando spazio a incertezze e polemiche.

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