Inchiesta urbanistica a Milano, il Salva-Milano naufraga tra accuse e arresti
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Redazione Interno
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La vicenda del cosiddetto Salva-Milano, il disegno di legge che avrebbe dovuto regolare questioni urbanistiche ed edilizie nella città meneghina, ha subito una brusca frenata dopo gli ultimi sviluppi giudiziari. La procura, che da mesi indaga su presunti illeciti nell’ambito dell’urbanistica milanese, ha aperto un nuovo capitolo, rivelando che il testo del provvedimento sarebbe stato redatto “sotto dettatura” da ex funzionari di Palazzo Marino. Tra questi, Giovanni Oggioni, già dirigente dell’Urbanistica comunale, è finito agli arresti domiciliari, accusato di aver giocato un ruolo centrale nella stesura del provvedimento.
Di fronte a queste rivelazioni, il Comune di Milano ha deciso di fare marcia indietro, annunciando la rinuncia a sostenere l’iter legislativo del Salva-Milano, attualmente bloccato in Senato da due mesi. In una nota ufficiale, Palazzo Marino ha spiegato che «gli elementi di novità, e purtroppo di maggiore gravità, descritti negli atti di accusa, inducono questa amministrazione a non sostenere più la necessità di proseguire nell’approvazione della proposta di legge». Una mossa che segna un punto di svolta nella vicenda, già segnata da tensioni e polemiche.
Beppe Sala, sindaco di Milano, ha espresso preoccupazione per gli sviluppi dell’inchiesta, sottolineando come chi ha commesso errori dovrà pagare, sia penalmente che politicamente. «Chi ha sbagliato pagherà, e anche duramente. Sia chiaro», ha dichiarato, lasciando trasparire un velo di risentimento per una situazione che rischia di compromettere non solo la sua amministrazione, ma anche la credibilità dell’intero sistema urbanistico milanese.
Intanto, l’inchiesta della procura continua a far emergere dettagli che gettano ombre sulla gestione delle politiche urbanistiche della città. Oggioni, già vicepresidente della Commissione paesaggio di Palazzo Marino, è accusato di aver influenzato la redazione del Salva-Milano, un provvedimento che, secondo gli investigatori, avrebbe favorito interessi privati a discapito della trasparenza e della legalità. Il Comune, dal canto suo, ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento, ribadendo che dal 2020 ha reso obbligatorio per dirigenti e funzionari dichiarare eventuali condizioni di incompatibilità.
La vicenda, che ha già provocato un terremoto politico, potrebbe portare a un rimpasto di giunta, come suggerito da alcune voci del Partito Democratico. «Daremo segnali di cambiamento», ha dichiarato il consigliere Pd Pierfrancesco Capelli, lasciando intendere che l’amministrazione dovrà fare i conti con una crisi di fiducia che rischia di avere ripercussioni durature.




