Urbanistica Milano, tutti assolti gli otto imputati nel caso del grattacielo Torre Milano
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Redazione Interno
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Un verdetto che, nelle aule di giustizia milanesi, ha il sapore dello spartiacque: la giudice Paola Braggion, della Settima Sezione Penale del Tribunale di Milano, ha assolto tutti gli otto imputati nel processo che vedeva al centro il grattacielo Torre Milano di via Stresa, con la formula piena perché "il fatto non costituisce reato".
Si chiude così, almeno in primo grado, il primo capitolo di quella che era stata una delle indagini più complesse e discusse dell'ultimo triennio, quella avviata dalla Procura di Milano per fare luce su presunte storture nella gestione urbanistica cittadina, un fronte investigativo che aveva portato a un vero e proprio terremoto giudiziario e politico, con arresti e uffici comunali finiti in stato di paralisi operativa.
La decisione, giunta inaspettatamente rapida dopo le richieste di condanna avanzate dall'accusa, rappresenta non solo una vittoria per i costruttori e i funzionari coinvolti, ma anche un primo e significativo stop giudiziario alla linea interpretativa seguita dai pubblici ministeri, che avevano chiesto pene severe fino a 2 anni e 4 mesi di reclusione e multe salate per tutti, sostenendo la tesi della lottizzazione abusiva e dell'abuso edilizio.
Al centro del dibattimento, la contestata autorizzazione a costruire l'edificio di 24 piani, un'opera da 45 milioni di euro che svetta per ottanta metri nel panorama di via Stresa, ottenuta, secondo l'accusa, tramite una semplice "Scia-Segnalazione certificata di inizio attività" che celava invece un intervento di nuova costruzione, spacciato per una più modesta ristrutturazione edilizia.
La pubblica accusa, rappresentata dalla pm Marina Petruzzella, aveva puntato il dito contro quella che riteneva una forzatura normativa, sostenendo che per un intervento di tale portata sarebbe stato invece necessario un piano attuativo con convenzione urbanistica, strumento che avrebbe garantito un controllo più rigoroso sugli oneri di urbanizzazione e sulla conformità paesaggistica dell'opera, considerata invasiva per il contesto circostante.
Una scelta basata sull'affidamento nelle prassi e sulla giurisprudenza
La sentenza assolutoria, che ha trovato tutti gli imputati, tra cui spiccano i nomi dei costruttori Stefano e Carlo Rusconi, l'ex direttore dello Sportello unico edilizia Giovanni Oggioni, l'ex dirigente della Direzione Urbanistica Franco Zinna e l'architetto progettista Gianni Maria Beretta, è stata motivata dalla decisione della giudice di ritenere insussistente il reato contestato, poiché gli imputati avevano agito sulla base di un legittimo affidamento, confidando nelle prassi allora in uso presso il Comune di Milano.
Un elemento che ha fatto propendere la bilancia dalla parte della difesa è stato il richiamo alla consolidata giurisprudenza di Tar e Consiglio di Stato, che in passato, come argomentato dai legali, avevano di fatto legittimato simili procedure amministrative, creando un solco interpretativo che la Procura aveva invece scelto di percorrere in senso opposto.
I costruttori, attraverso i loro avvocati, hanno più volte ribadito di essersi limitati a seguire le indicazioni fornite dagli uffici comunali, senza alcuna consapevolezza di commettere un illecito; una linea difensiva che ha trovato piena accoglienza nelle valutazioni del giudice monocratico, il quale ha escluso la presenza del dolo o anche solo della colpa necessaria per configurare le contravvenzioni edilizie contestate, scagionando completamente gli otto imputati.
La reazione nell'aula del tribunale, al momento della lettura del dispositivo, è stata immediata e vibrante: alcuni degli imputati presenti hanno salutato il verdetto con un applauso liberatorio, quasi a voler simboleggiare la fine di un incubo durato anni, durante i quali le loro vite professionali e personali erano state stravolte dall'ombra di un procedimento penale che rischiava di compromettere per sempre la loro reputazione.
Questo esito, sebbene ancora suscettibile di appello da parte della Procura, che avrà novanta giorni di tempo per esaminare le motivazioni della sentenza e decidere il da farsi, segna un punto di svolta epocale per tutte le altre indagini parallele che, come un effetto domino, si erano generate intorno al nodo dell'urbanistica milanese, spesso basate su contestazioni analoghe e che ora rischiano di vedere gravemente indebolito il loro impianto accusatorio.
La richiesta della pm Petruzzella di disporre la confisca del grattacielo, che sarebbe divenuta esecutiva solo in caso di condanna definitiva, decade così automaticamente con l'assoluzione, restituendo piena legittimità a un'operazione immobiliare che, pur essendo stata al centro di un acceso dibattito politico e mediatico, esce ora completamente riabilitata agli occhi della giustizia ordinaria.




