Torre Milano, tutti assolti in primo grado: primo verdetto sulle inchieste urbanistiche a Milano
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Redazione Interno
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Il Tribunale di Milano ha assolto tutti gli otto imputati nel processo relativo alla realizzazione della Torre Milano, il grattacielo di via Stresa che con i suoi 24 piani e gli 82 metri d'altezza ha ridisegnato lo skyline della zona della Maggiolina. La sentenza, emessa dalla giudice Paola Braggion della settima sezione penale, ha accolto la tesi difensiva con la formula piena "perché il fatto non costituisce reato", spazzando via le richieste di condanna e di confisca dell'edificio avanzate dalla pubblica accusa.
Si tratta della prima decisione giudiziaria che si pronuncia nell'ambito del vasto e complesso fronte di inchieste aperte dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica cittadina, procedimenti che negli ultimi anni hanno ipotizzato un sistema di presunte irregolarità nelle procedure autorizzative e che di fatto hanno determinato un sostanziale blocco delle nuove costruzioni nel capoluogo lombardo.
Al centro del procedimento, che ha visto imputati costruttori, progettisti, ex dirigenti e funzionari comunali, vi era la contestazione di abuso edilizio e lottizzazione abusiva.
Secondo l'impianto accusatorio, sostenuto dal pm Marina Petruzzella, la costruzione dell'imponente torre sarebbe stata illegittimamente autorizzata tramite una "Segnalazione Certificata di Inizio Attività" (Scia) con atto d'obbligo, un titolo che l'accusa riteneva utilizzabile solo per interventi di ristrutturazione e non per una nuova costruzione di quelle dimensioni, per la quale si sarebbe reso necessario un più complesso piano attuativo.
La Procura aveva pertanto chiesto pene fino a due anni e quattro mesi di reclusione per gli otto imputati, tra i quali figuravano i costruttori Stefano e Carlo Rusconi, l'architetto Gianni Maria Ermanno Beretta, l'ex direttore dello Sportello unico edilizia Giovanni Oggioni e l'ex dirigente della direzione urbanistica Franco Zinna, oltre ad alcuni funzionari che avevano seguito la pratica edilizia.
La sentenza e le motivazioni: la prassi prevalente sulla novità normativa
La decisione del Tribunale, anticipata in una nota dal presidente Fabio Roia in attesa del deposito delle motivazioni che avverrà entro novanta giorni, ha ribaltato completamente le richieste dell'accusa. Il giudice ha stabilito che per tutti gli imputati difetta l'elemento soggettivo del reato, sia nella forma del dolo che della colpa, determinando l'assoluzione con la formula che riconosce la materialità del fatto ma ne esclude la rilevanza penale.
Un passaggio cruciale della motivazione, destinato a fare giurisprudenza e a influenzare i numerosi altri procedimenti pendenti sugli stessi temi, riguarda la constatazione che l'interpretazione del concetto di "ristrutturazione" e dei titoli abilitativi necessari è mutata solo negli ultimi anni, grazie a un orientamento più restrittivo della giurisprudenza penale, amministrativa e della Corte Costituzionale.
I giudici hanno quindi riconosciuto che, al momento del rilascio del titolo edilizio per la Torre Milano, gli imputati avevano agito in buona fede, conformandosi a una prassi consolidata del Comune di Milano che, avallata dall'avvocatura comunale e sostenuta dalla giurisprudenza amministrativa di Tar e Consiglio di Stato, consentiva quel tipo di intervento con la Scia.
In sostanza, quello che oggi viene considerato un illecito dalla magistratura penale, fino a poco tempo fa era considerato una pratica legittima dall'amministrazione e dai tribunali amministrativi, creando quella che il sindaco Giuseppe Sala ha definito una "incrostazione legislativa e normativa" che ha reso il lavoro dei magistrati particolarmente complesso.
Le reazioni politiche e istituzionali: lo scontro tra Comune e Procura
La sentenza ha innescato un acceso dibattito politico, con il sindaco Giuseppe Sala che ha espresso un giudizio articolato, mescolando soddisfazione e un profondo senso di amarezza. Da un lato, il primo cittadino ha accolto con favore l'assoluzione, definendola un atto dovuto per persone che ritiene oneste e per un'amministrazione che ha sempre agito nel solco della legalità; dall'altro, ha duramente criticato il metodo e il linguaggio usati da una parte della Procura nel condurre le indagini.
Sala ha parlato di "violenza verbale" e di un "continuo uso di aggettivi" tesi a discreditare l'operato dell'amministrazione, accusando una parte dell'ufficio inquirente di aver dato un "impostazione politica" al proprio lavoro, citando espressamente l'uso di termini come "sovvertimento della democrazia urbanistica".
La stoccata del sindaco, che aveva pubblicamente chiesto al procuratore capo Marcello Viola di esprimersi sull'operato del suo team, ha ricevuto una risposta immediata e misurata. Viola ha respinto le accuse di interferenza, ribadendo che "la Procura è una e si muove in sintonia" e che non esiste "alcuna volontà di interferire con l'attività dell'autorità amministrativa".
Il procuratore capo ha invitato a "rasserenare gli animi" e a lasciar lavorare magistrati e uffici comunali con serenità, ricordando che le sentenze si rispettano e che, in attesa delle motivazioni, la Procura valuterà con "massima serenità" se e come procedere, senza chiudersi a "idee preconcette". Anche la vicesindaco Anna Scavuzzo si era espressa in termini analoghi, auspicando un abbassamento dei toni per non inquinare un clima che, a suo dire, aveva finito per appesantire il lavoro quotidiano degli uffici e degli operatori del settore.
L'impatto sulle inchieste e sul futuro dell'urbanistica milanese
L'assoluzione nel processo sulla Torre Milano rappresenta un primo, significativo capitolo di una vicenda giudiziaria che coinvolge decine di procedimenti e che ha messo sotto pressione l'intero sistema edilizio milanese. Il verdetto, che ha accolto la tesi della buona fede degli imputati basata sulla prassi consolidata, solleva inevitabilmente interrogativi sul futuro degli altri processi in corso, tutti incentrati su meccanismi simili di autorizzazione edilizia.
La Procura, dal canto suo, pur avendo incassato una sconfitta in questo primo round, ha già fatto sapere di attendere le motivazioni per valutare un eventuale appello, mantenendo ferma la convinzione che l'indagine abbia comunque avuto il merito di far emergere e modificare un sistema ritenuto irregolare.
Al di là degli esiti processuali, la vicenda ha messo in luce le profonde incertezze interpretative che hanno caratterizzato per anni il settore urbanistico, un problema che il sindaco Sala ha attribuito a una legge nazionale risalente al 1942 e a un quadro normativo regionale e comunale che hanno creato prassi poi superate dall'evoluzione giurisprudenziale. Ora, con la prima sentenza che riconosce la legittimità della prassi passata, si apre una fase di inevitabili riflessioni.
La vicesindaco Scavuzzo ha ricordato che gli uffici comunali hanno attualmente sulle scrivanie oltre cento piani attuativi in fase di formazione, una mole di lavoro che richiede certezza del diritto e un clima disteso per poter procedere senza il timore di successive contestazioni penali.
Questa sentenza, sebbene rappresenti una boccata d'ossigeno per il mondo immobiliare e per le famiglie che hanno acquistato appartamenti nella torre, non chiude la partita, ma la riapre su nuove basi, lasciando aperte questioni cruciali sul rapporto tra prassi amministrativa, interpretazione della legge e intervento della magistratura.




