Milano, il Salva-Milano tra accuse e affossamento: il Comune fa marcia indietro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Comune di Milano ha deciso di ritirare il sostegno al cosiddetto "Salva-Milano", il disegno di legge nato per sbloccare l’urbanistica cittadina dopo le inchieste che hanno paralizzato il settore. La mossa arriva a seguito delle pesanti accuse contenute nell’ordinanza della Procura, che ha portato agli arresti domiciliari un ex dirigente dell’urbanistica, accusato per la prima volta in queste indagini di corruzione. Secondo i pm, il provvedimento sarebbe stato redatto direttamente dagli indagati, Mario Cerri e Giovanni Oggioni, e consegnato ai referenti politici Tommaso Foti di Fratelli d’Italia e Maurizio Lupi di Noi Moderati, con l’obiettivo di bloccare le inchieste in corso.

Il Salva-Milano, che aveva già ottenuto il via libera definitivo alla Camera e attendeva di essere discusso in commissione al Senato, rischia ora di essere affossato. La decisione del Comune di Milano, guidato dal sindaco Beppe Sala, ha spinto il centrodestra a orientarsi verso l’abbandono della norma. Nei prossimi giorni, il relatore del provvedimento, Roberto Rosso di Forza Italia, convocherà una riunione di maggioranza per valutare i passi successivi, mentre il Pd e lo stesso Sala hanno espresso forti riserve sul testo, ritenendolo ormai insostenibile alla luce delle nuove rivelazioni.

Intanto, la Corte dei conti della Lombardia ha annunciato che potrebbe citare in giudizio per danno erariale i soggetti coinvolti se il Salva-Milano non verrà approvato entro l’estate. Una posizione netta, espressa dal procuratore regionale Paolo Evangelista, che arriva in un momento già delicato per l’amministrazione comunale, scossa dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Mattia Fiorentini. Il sindaco Sala, dal canto suo, ha annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento, sottolineando la gravità delle accuse che coinvolgono ex funzionari e politici.

Le dichiarazioni dei pm hanno gettato ulteriore luce sulle dinamiche che avrebbero portato alla stesura del provvedimento. Secondo le indagini, Cerri e Oggioni avrebbero agito in collaborazione con i loro referenti politici, tra cui Franco Zinna, ex direttore dell’area urbanistica del Comune di Milano, non indagato ma indicato come figura di supporto. Una tesi che ha spinto il Movimento 5 Stelle e Avs a chiedere a gran voce il ritiro della legge, definendola un tentativo di interferire con le inchieste giudiziarie.

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